Clorosoda: La famiglia Milli chiede 5 milioni di euro all’Eni. Serviranno per un parco giochi

È morto un anno fa per un tumore Salvatore Milli, l’operaio del Clorosoda. I figli e la moglie vogliono giustizia e chiedono alla società Eni 5 milioni di euro, annunciando che devolveranno la somma per un’opera a favore dei bambini della città. Il processo intentato dalla famiglia Milli contro la raffineria si è aperto presso il Tribunale di Gela il 17 febbraio. Prima di morire l’operaio aveva fatto una deposizione di quattro ore dove descriveva cosa succedeva in quell’impianto, una testimonianza chiave del procedimento penale, intentato da parte del comitato Ex lavoratori Clorosoda contro quell’impianto definito killer il cui ‘incidente probatorio si è chiuso il mese scorso, ora la decisione finale spetta al giudice Fabrizio Molinari, che potrebbe rinviare a giudizio i 17 imputati o archiviare tutto, intanto i familiari percorrono tutte le strade pur di aver riconsciuto il legame tra la morte dei loro cari e il lavoro. L’impianto killer è stato chiuso vent’anni col sospetto di aver causato la morte di una quindicina di lavoratori, smantellato per consentire la bonifica del terreno dal mercurio altamente tossico e inquinante. Intanto nel 2011 l’impianto Clorosoda è stato riconosciuto per la prima volta responsabile del decesso di un dipendente, un capoturno di quel reparto, Franco Esposito, deceduto a 56 anni,

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