Marra: incendi auto dolosi? Spesso conseguenza di liti familiari

Terzo attentato incendiario, nel giro di poche settimane, nel quartiere Settefarine di Gela. Questa volte le fiamme hanno distrutto una Renault Twingo appartenente ad un parrucchiere. L’auto era parcheggiata in via Ferdinando Fuga. Una nottata infuocata è stata quella appena trascorsa, perchè un secondo incendio si è verificato in via Massimo D’Azeglio, nel quartiere Baracche, che ha distrutto uno scooter appartenente ad un operaio. Le fiamme si sono propagate anche ad un’altra auto parcheggiata lì vicino. Incendi che potrebbero essere dolosi, ma che ancora sono da verificare. Ma quali sono le cause che portano a distruggere con le fiamme le auto parcheggiate in città? “Spesso – ci ha detto Valerio Marra, Comandante dei Carabinieri di Gela – si tratta di rivendicazioni a seguito di liti a carattere familiari, raramente gli incendi hanno un movente estorsivo. Gli incendi sono più diffusi in un clima di substrato più basso”. Incendiare un’auto è molto semplice, e a volte basta pagare 10 o 20 euro per trovare, come asserito dal Comandate, un ragazzino disposto a farlo, con i possibili errori che ne possono conseguire, perchè se due auto dello stesso colore e della stessa marca sono parcheggiate vicine, non è difficile sbagliare l’obiettivo. “Le vittime – ha riferito il Comandante Marra – quasi sempre sanno chi possa essere l’artefice dell’incendio doloso, ma non rivelano mai le generalità, tranne quando si trovano davanti al fatto compiuto. I dati in possesso dei Carabinieri dicono chiaramente che gli attentati incendiari siano diminuiti rispetto al passato”. Non sono rari gli incendi dovuti a cause accidentali”, ha sottolineato Marra. “Solitamente quando si tratta di danni al patrimonio, con colpi di arma da fuoco, procediamo con più rigore – ha detto Marra – come il caso che ha portato all’arresto, a fine anno, di Radicia Antonio e Bodinaku Ingland, per aver sparato contro il portone dell’abitazione di Graziano Gaspare Romano, a seguito di una lite tra Romano e Bodinaku” .

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