Come cambieranno gli esami di Stato 2018?

Il 16 Luglio 2015 entra in vigore la legge 107, ossia una nuova riforma scolastica, conosciuta da tutti come “Buona Scuola”. Il 14 Gennaio 2017 nel sito del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) vengono pubblicati otto decreti legislativi, concernenti la suddetta riforma Renzi/Giannini.

Questi otto decreti riguardano:

  • il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado: chi aspira a diventare insegnante in una scuola secondaria di I o II grado dovrà abilitarsi, post-lauream, attraverso il TFA (Tirocinio Formativo Attivo). Dopo il TFA, si potrà accedere alla seconda fascia della graduatoria, ma non si otterrà il ruolo. Si potranno solo effettuare delle supplenze e fare punteggio. Per il ruolo si dovrà affrontare un concorso pubblico; vinto il concorso, si accederà ad un percorso di tre anni, guidati da un tutor, che si concluderà con l’ottenimento della cattedra a tempo indeterminato.
  • la promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità: un’ancora più accurata attenzione verso alunni con disabilità. Verranno elaborati dei progettieducativiindividuali. I nuovi professori di sostegno saranno obbligati a una formazione di 120 CFU (Crediti Formativi Universitari) sull’inclusione scolastica (60 alla triennali, 60 alla magistrale), il doppio rispetto a prima.
  • la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale: gli istituti professionali, a volte svalutati e malvisti, cambieranno immagine. Aumenteranno gli indirizzi, portati a 11: servizi per l’agricoltura, lo sviluppo rurale e la silvicoltura; pesca commerciale e produzioni ittiche; artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico. Il 40% delle ore verrà impiegato in attività di laboratorio, il 10% ad insegnamenti personalizzati, il resto ad insegnamenti generali. Le ore di alternanza scuola-lavoro saranno 400. Al terzo anno sarà obbligatorio conseguire la qualifica; dopo sarà possibile proseguire ed ottenere un Diploma Professionale.
  • l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni: per garantire “ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali”, verranno promossi dei poli dell’infanzia per potenziare la ricettività dei bambini e sostenere la continuità del percorso educativo genitoriale.
  • il diritto allo studio: costituzione di un sistema che garantisca una maggiore partecipazione degli studenti, misure sul prestito di libri, borse di studio per i più meritevoli, nuove modalità di trasporto e l’esonero delle tasse scolastiche
  • la promozione e la diffusione della cultura umanistica: saranno promosse attività di teatro, musica, pittura, scultura, cinema, design e musical, con corsi, seminari e collaborazioni con società esterne alla scuola.
  • il riordino della normativa in materia di scuole italiane all’estero: un nuovo organico del potenziamento, formato da un team di 50 nuovi insegnanti, colmeranno le distanze, estendendo la Buona Scuola anche all’estero.
  • l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato: questa la novità più scottante. Le nuove modalità entreranno in vigore per gli Esami di Stato 2018:
  1. da sei prove scritte a tre (italiano, matematica, lingue straniere), più un colloquio orale per gli esami del I ciclo. Prove Invalsi di italiano e matematica svolte durante il corso dell’anno per le classi terze, ma solo a scopo d’indagine. Il voto resterà in decimi, con la possibilità di assegnare un’eventuale lode.
  2.  Rivoluzionato l’esame del II ciclo: lo svolgimento delle attività di alternanza scuola-lavoro sarà un requisito di ammissione essenziale per l’assegnazione del credito scolastico. Infatti, i 25 punti di credito diventeranno 40 (assegnati a partire dal terzo anno: 12 al terzo, 13 al quarto, 15 al quinto). Eliminata la terza prova scritta: vi saranno solamente la prima prova (di lingua italiana) e la seconda prova (di indirizzo, ossia delle materie caratterizzanti: lingua latina o greca per il Liceo Classico, matematica o fisica per il Liceo Scientifico ecc…); entrambe le prove varranno 20 punti. Infine, eliminata la tesina per il colloquio orale, che verterà nel verificare le conoscenze e le competenze raggiunte più una relazione sui tre anni di alternanza scuola-lavoro. La commissione sarà formata da tre professori interni più tre professori esterni e un presidente. La prova orale varrà 20 punti. Inoltre, rimarranno i 5 punti bonus, assegnabili a chi supera i 30 punti di credito e 50 punti nelle prove di esame. Per le classi quinte sarà previsto lo svolgimento delle prove Invalsi, sempre a scopo d’indagine. Oltre alle prove di italiano e matematica, ci sarà anche la prova di inglese, che valuterà l’uso e la comprensione della lingua inglese in base al QCER (Quadro Comune Europeo di Riferimento per la conoscenza delle lingue). Il voto resterà in centesimi, con la possibilità di assegnare un’eventuale lode.

Sia per le classi terze del I ciclo che per le classi quinte del II ciclo le prove Invalsi saranno vincolanti per l’ammissione all’Esame di Stato, ma non incideranno sul voto.

Inoltre, sarà necessario solamente la media del sei (si potrà avere un 5 in una materia, basti che esso verrà “compensato” da altri voti) per l’ammissione all’esame, compreso il voto di condotta.

Che sia un esame più “facile” o più “difficile”, questa nuova riforma scolastica scombussolerà i docenti esaminatori e soprattutto gli studenti esaminati. I futuri maturandi avranno ancora un anno di tempo per assimilare la notizia e prepararsi al meglio per una delle tappe più importanti della loro vita.

Molti i commenti che questa riforma ha scatenato. C’è chi parla di un esame troppo blando, di un “esame-farsa”, di un esame le cui sorti saranno ragionate a tavolino ancor prima dell’inizio. Professori e alunni parlano di un futuro esame di Stato puramente formale, la cui rimanente serietà verrà persa con la riforma in questione. Dunque, meglio chiamarla “scuola superiore” o “diplomificio”?

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Alessandro Giudice