Come il web cambia le nostre vite

L’avvento e la diffusione prepotente dei social network nella vita di ciascun individuo del mondo occidentale segna e caratterizza il postmodernismo, epoca contraddistinta da un raffronto con la crisi della modernità, nella accezione rappresentata dal capitalismo globale e dalle sue derive. Il postmodernismo propone un diverso modo di rapportarsi al moderno: i suoi teorici guardano ai concreti cambiamenti tecnologici ed economici ritenendoli fonti e sintomi del nuovo pensiero.

Come tutti i grandi cambiamenti, anche la tecnologia galoppante porta con sé infinite problematicità. Se da una parte essa è foriera di nuove opportunità e diverse prospettive, dall’altra il suo uso distorto o abnorme contiene i germi di una deriva antidemocratica.

“L’importante è fare rete” è la frase must che negli ultimi tempi prolifera sulla bocca di manager, politici, professionisti e imprenditori rampanti. Con questa espressione si intende la preziosa opportunità, per un numero potenzialmente infinito di individui, residenti nelle più svariate parti del mondo, di mettersi in contatto tra loro, senza intermediazione alcuna.

Il confronto, la dialettica e la solidarietà che passano attraverso la comunità in rete, dovrebbero costituire il terreno fertile per accoglienza, ascolto, scambio e condivisione perché è proprio grazie all’incontro con l’altro e alla conoscenza della sua diversità che si combatte l’odio verso lo straniero e si prevengono i conflitti tra i popoli. E’ il concetto stesso di democrazia, rinvigorita di nuova linfa, che vedrebbe mutata la sua pelle in una sorta di ideologia globale dei social network.  Tant’è che si parla del web come di innovatore sociale più che tecnico.

Ma sotto più di un aspetto qualcosa non funziona nel meccanismo della rete.

Le notizie e le informazioni che viaggiano a velocità prima inimmaginabili, sono fonte di arricchimento ma anche di annichilimento, atteso che si richiede da parte del fruitore della conoscenza via web un suo uso consapevole e maturo. Poiché la rete ammette tutti nel suo ventre, in essa circola di tutto, anche tante fandonie. Pertanto sono doti indispensabili la capacità di selezione e critica del materiale raccolto; doti che si possono acquisire solo grazie a esperienze culturali e formative classiche che prevedono un contatto diretto tra il maestro e il discepolo.

Ecco perché la conoscenza espressa dal web non potrà mai sostituire in toto quella acquisita sui libri di scuola, la sola capace di formare letteralmente un uomo, nella sua declinazione di uomo che ragiona e che pensa. Perché il web è una risorsa di conoscenza davvero imponente soltanto per persone già culturalmente attrezzate; le altre rischiano intrusioni manipolative, tanto care ai guru della comunicazione, di cui si servono molti politici e in genere uomini di potere senza scrupoli.

Altra deriva dell’eccesso di tecnologia è la solitudine a cui condanna gli uomini: tutta la vita e le soddisfazioni a essa connesse, in termini di sentimenti ed emozioni, sono racchiuse in uno schermo piatto. Questo perché l’apparecchio non viene percepito come altro da sé, ma come propaggine sensoriale del sé. Solo collegato in rete l’uomo è connesso alla realtà; altrimenti diventa un emarginato sociale, perché la comunità virtuale – parallela alla reale – ne influenza indubbiamente tendenze, pensieri e comportamenti. Il risultato di tutto questo è che la gente per sentirsi viva ha bisogno di connettersi compulsivamente in rete, trascurando in toto la socialità reale, in un miscuglio perverso di immanenza e immaginazione.

Senza voler puntare il dito su tutti i reati che possono essere compiuti più facilmente grazie all’utilizzo della tecnologia, tra cui colpiscono quelli a danno dei minori, come la pedopornografia o lo sfruttamento della prostituzione minorile, vi sono altri risvolti da tenere in considerazione: anche la tutela del diritto d’autore e lo sviluppo del mercato legale dei contenuti richiederebbe un serio approccio innovativo per proteggere non solo gli autori e i consumatori, ma anche i soggetti che si occupano dei servizi digitali

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