Continua la protesta degli operai dell’indotto, consapevoli che l’Eni taglierà la sede gelese dagli investimenti

Prosegue la protesta degli operai dell’indotto dello stabilimento ENI. Per loro non si prospetta nulla di positivo, specie dopo la bozza che anticipa che l’azienda petrolifera taglierà fuori dagli investimenti la sede gelese.  E se  per gli operai dipendenti dalla multinazionale, tra incentivi e trasferimenti, ci sarà la possibilità di avere una continuità lavorativa o per lo meno un introito mensile che possa permettere il sostentamento delle rispettive famiglie, per quelli dell’indotto, che sarebbero circa 1200, non vi sono prospettive. “É tutto fermo da un bel po’ di tempo, in funzionamento vi è solo il biologico e il trattamento acque” ha asserito Carmelo Cauchi della FIOM Cgil. ” Gli unici lavori all’interno dello stabilimento – continua – sono quelli della messa in conservazione degli impianti”. Nei piani dell’Eni, c’é quello della trasformazione della sede gelese in deposito costiero e estrazione. ” Un modo – ha continuato Cauchi- per evitare le operazioni di bonifica del territorio”. Intanto domani sarà la giornata decisiva per il futuro dello stabilimento gelese, giorno del tavolo tecnico a Roma tra vertici ENI e sindacati

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