Contestate le trivellazioni in Sicilia, ma degli scarichi fognari a mare nessuno ne parla

Hanno protestato ieri a Palazzo dei Normanni indossando una maschera dell’Urlo di Munch. “E’ l’urlo del mare violentato dal petrolio”, hanno gridato i manifestanti. Da Legambiente a Greenpeace, dal Wwf all’Anci, una decina di associazioni hanno aderito alla protesta contro lo Sblocca Italia e contro trivellazioni che non portano ricchezza e lavoro, ma distruggono la nostra risorsa principale. Una contestazione vivace contro un avversario, che può essere lo Stato o la Regione. Intanto la giunta di governo Crocetta ha deciso all’unanimità di non ostacolare le ricerche petrolifere in mare e di facilitare quelle sulla terra ferma, mentre dall’altro lato, la Soprintendenza del Mare, un’area dell’assessorato ai Beni Culturali della Regione, si iscritta all’elenco dei contrari. E certo ciò genera non poca confusione. Comunque è arrivata puntuale la contestazione alle iniziative che  vorrebbero portare dei  vantaggi alla Sicilia. Così come è già successo con il Ponte di Messina, accusato di “inquinare” il paesaggio, senza considerare il  fatto che avrebbe avvantaggiato milioni di persone e cinque milioni di mezzi all’anno. Si è verificato con i termovalorizzatori, per poi accettare discariche inquinanti, ma meno visibili, dove conferiamo tutti i nostri rifiuti. Ora è arrivato il turno del piano di estrazione delle risorse energetiche, una contestazione portata avanti nel nome di quello sviluppo turistico e culturale che sarebbe messo a rischio dalle trivellazioni, e non da politiche regionali disattente. Nessuno però mette in evidenza l’inquinamento marino causato da scarichi fognari e dalla cattiva depurazione. Lo scarico delle fogne, senza alcuna depurazione, rimane uno dei problemi più noti, anche a livello europeo, per l’Italia. Sono le regioni del Sud quelle maggiormente nell’occhio del ciclone, guidate dalla Sicilia davanti a Campania, Calabria, Liguria e Puglia. La Sicilia vede 74 comuni scaricare in mare le acque reflue senza trattamento. Mille e duecento milioni di euro per realizzare una rete completa di depuratori sono rimasti da più di sette anni conservati nei cassetti. Per non parlare degli abusi edilizi in perenne crescita e di cui la Sicilia vanta il triste primato nazionale

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