Cosa nostra e stidda convivono pacificamente: report della Dia su Gela e provincia

Da luglio a dicembre 2017, la situazione generale della criminalità organizzata, in termini di alleanze-conflittualità, è rimasta sostanzialmente inalterata, nella provincia nissena. Questo quanto emerso dalla relazione della Dia (direzione investigativa antimafia) presentata dal Ministro dell’interno al parlamento qualche giorno fa. In un report di 386 pagine viene mostrato il risultato delle analisi del fenomeno della criminalità organizzata italiana.

«Nella provincia nissena gli omicidi riconducibili a dinamiche mafiose sembrano confermare la tendenza generale ad escludere, salvo casi di assoluta “necessità”, il ricorso ad eclatanti manifestazioni di violenza.

Si tratta di una strategia che tende a rafforzare la capacità di interlocuzione con professionisti ed ambienti istituzionali e ad abbandonare il tradizionale ricorso a metodi cruenti per il controllo del territorio, privilegiando, ove possibile, l’approccio corruttivo ed evitando lo scontro frontale.

È quella nota strategia dell’“inabissamento”, funzionale alla “metamorfosi” della criminalità che si fa sempre più impresa. In questo contesto, cosa nostra e stidda continuano a permanere in uno stato di pacifica convivenza.

La struttura criminale di cosa nostra è organizzata nei quattro storici mandamenti: nella zona più settentrionale del territorio provinciale, ove si fa ancora sentire l’influenza della famiglia Madonia, si collocano i mandamenti di Mussomeli e Vallelunga Pratameno, mentre la parte meridionale della provincia è riferibile ai mandamenti di Gela e Riesi.

L’organizzazione criminale della stidda, rappresentata dai clan Cavallo e Fiorisi di Gela (CL) e dal clan Sanfilippo di Mazzarino (CL), conserva una significativa influenza nei comprensori di Gela e Niscemi, dove si mantiene in accordo con le famiglie di cosa nostra Rinzivillo ed Emmanuello, assieme alle quali si spartisce i provenienti derivanti dalle estorsioni e dall’usura, dal condizionamento degli appalti e dal traffico degli stupefacenti.

Tali ambiti criminali sono stati, in vario modo, oggetto di operazioni di polizia giudiziaria concluse nel semestre.

A settembre, ad esempio, l’Arma dei carabinieri ha disarticolato un’associazione dedita al traffico, alla detenzione ed allo spaccio di cospicui quantitativi di sostanze stupefacenti nel territorio gelese, disvelando nel contempo alcuni episodi di estorsione, aggravati dal metodo mafioso, ai danni di imprenditori locali.

Le estorsioni, infatti, si confermano una forte piaga per il territorio. Nel semestre si sono registrati, ancora una volta, un numero elevato di “reati spia”, quali danneggiamenti mediante incendio (esercizi commerciali ed automezzi), ovvero mediante la più esplicita esplosione di colpi di armi da fuoco contro vetrine e saracinesche.

Una pressione sul territorio esercitata, come accennato, anche subdolamente, infiltrando la già depressa economia locale.

Appaiono significative, in proposito, due operazioni del mese di ottobre, collegate tra loro ed eseguite dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di finanza, a seguito delle quali sono stati colpiti numerosi soggetti (tra i quali si annoverano anche membri della famiglia Rinzivillo) ritenuti responsabili di avere fatto parte di cosa nostra operante a Gela, con ramificazioni sul territorio nazionale e in Germania. Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro penale di società, compendi aziendali, quote societarie, autovetture e di ingenti somme di denaro.

Più nel dettaglio, l’attività investigativa ha evidenziato la capacità dell’organizzazione di infiltrare anche la filiera del commercio ittico, con prodotti importati dal Marocco.

Proprio nei confronti di personaggi di spicco della realtà criminale gelese, ritenuti vicini alla citata famiglia Rinzivillo, nel mese di luglio la DIA di Caltanissetta ha eseguito il sequestro di beni del valore di oltre mezzo milione di euro, tra cui società ed autovetture di lusso.

Altrettanto rilevante risulta, infine, la confisca eseguita il successivo mese di ottobre, ancora dalla DIA di Caltanissetta, di tre aziende ubicate tra Palermo e Agrigento e di cospicue disponibilità finanziarie, per un valore di 1,5 milioni di euro, nei confronti di un uomo d’onore e capo della famiglia di Montedoro (CL), nonché persona ai vertici di cosa nostra nissena.»

Dalla relazione semestrale pubblicata sul sito http://direzioneinvestigativaantimafia.interno.gov.it/page/relazioni_semestrali.html