Così parlò il prof. Bruno Dallapiccola, perito di parte Eni.

E dopo l’inchiesta sulle malformazioni a Gela di Emiliano Fittipaldi, pubblicata venerdì 11 dicembre su l’Espresso, arrivano le solerti dichiarazioni del prof. Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’ospedale Bambin Gesù di Roma. Il luminare afferma che:”Non è dimostrabile la tesi secondo cui i casi di malformazione e di alcune patologie siano da ricondurre alla presenza, a Gela, dello stabilimento petrolchimico di Eni”. Non vi è nessun fondamento scientifico: “C’è sicuramente una componente genetica – spiega Dallapiccola – ma per nessuno di questi casi esiste un fattore ambientale noto, sicuro, certo, che agisca da agente causale. Forse l’unica eccezione è il rapporto tra la spina bifida, e gli anticrittogamici, e cioè le sostanze che vengono usate in agricoltura, cui si fa appunto molto ricorso a Gela”. In ogni caso, “non è dimostrabile alcun rapporto di causa preciso di un fattore che agisca con nesso di causalità”.

Parere sicuramente autorevole quello del prof. Dallapiccola. Peccato davvero che lo scienziato sia un perito di parte di Syndial, raffineria ed Eni nell’ambito dei procedimenti sulle malformazioni. Le sue tesi sembra siano state sconfessate dai periti, scienziati di fama nazionale e internazionale, nominati dal tribunale e, dunque, imparziali.

 

I consulenti hanno depositato il loro parere scientifico lo scorso luglio nell’ambito di un procedimento civile che una ventina di famiglie di Gela hanno promosso contro l’Eni.

Per la prima volta una perizia medica ha messo in relazione le malformazioni dei bambini di Gela, che alcune statistiche indicano tra le più alte del mondo, con l’inquinamento ambientale provocato dalla raffineria dell’Eni.

“Nonostante la perizia – dice a L’Espresso l’avvocato Luigi Fontanella – il colosso energetico non ha fatto alle 12 famiglie alcuna proposta economica”.

Tutti gli studi finora eseguiti, spiega l’Eni, “non hanno fornito evidenze scientifiche apprezzabili circa la sussistenza di un nesso tra le patologie e l’impatto ambientale delle attività industriali del nostro stabilimento. Anche la consulenza tecnica d’ufficio del luglio 2015 mostra importanti limiti a livello metodologico, e soprattutto l’assenza di elementi scientificamente apprezzabili a sostegno delle valutazioni conclusive. Dunque non ci sono ulteriori mediazioni in corso né ipotesi di risarcimento”.   

http://espresso.repubblica.it/archivio/2015/12/09/news/gela-il-petrolchimico-e-l-inferno-dei-bambini-1.242742?ref=HEF_RULLO

 

Intanto il 13 Gennaio si svolgerà la prima udienza presso il tribunale civile di Gela per la trattazione del ricorso cautelare d’urgenza, presentato dall’avvocato Luigi Fontanella, contro le società del colosso Eni: Syndial, Raffineria di Gela, Enimed.

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