Crocetta: Eni ha avuto troppa fretta ad abbandonare Gela, sapeva della lentezza della riconversione

“L’Eni non può assolutamente legare gli investimenti per la riconversione green della raffineria di Gela agli esiti dei ricorsi presso il Consiglio di Stato presentati dai comuni di Scicli, Licata, Palma di Montechiaro e Sciacca. La Sicilia e Gela non meritano questo comportamento”.
Questo quanto detto dal governatore  della Regione siciliana,Rosario Crocetta dopo l’incontro che si è tenuto al Mise tra Eni, sindacati e amministratori.
Crocetta si riferisce ai comuni che hanno presentato ricorso contro le trivelle di Eni e Edison, prima contro il Tar Lazio per l’annullamento delle autorizzazioni che avrebbero riguardato la compatibilità ambientale con il progeetto “Offshore ibleo” e del programma di lavori relativo alla concessione di coltivazione derivante da permessi di ricerca inerente la preforazione e completamento di sei pozzi di estrazione in due distinti campi, e alla perforazione di altri due pozzi esplorativi, situati nel canale di Sicilia, al largo delle coste del comune di Licata, oltre ad altre opere che ovrebbero potuto insistere nei teritori ricorrenti.  Il Tar aveva rigettato il ricorso, con sentenza del 3 giugno 2015, condannando i comuni ricorrenti a pagare le spese procesuali.  
“Occorre cominciare subito, il progetto di riconversione e di investimenti è già in ritardo ed è inaccettabile per una città, Gela, che si trova in una condizione di disperazione sociale”. Il governatore attacca il suo ex datore di lavoro Eni “L’Eni è stata troppo frettolosa ad abbandonare il territorio – sostiene il governatore -sapeva bene che il processo di riconversione sarebbe stato lento e doveva operare in modo diverso”.