Crocetta non si dimette, intanto sempre più pericolanti i conti della Sicilia

Non si dimetterá il presidente della regione a rosario Crocetta, e invocherà la sovranità del Parlamento, perché, come lui ha asserito “non si può sfiduciare un presidente della Regione solo per inutili gossip”. Il governatore della Sicilia oggi in Aula proverà a spiegare ai deputati che non potrá assolutamente dimettersi  per un’intercettazione inesistente “come ribadito da tutte le Procure”. ” Cosa mi aspetto? Non mi aspetto nulla, solo che in Aula ci siano dei galantuomini” ha detto il presidente. Il presidente in un comunicato stampa ha dichiarato  l’intenzione di arrivare a fine legislatura e cita persino il drammaturgo francese Alfred Jarry, celebre autore del teatro dell’assurdo. Ma dopo il suo discorso la parola passerà all’Assemblea che dovrà discutere e prendere una decisione non solo sulla presunta intercettazione del medico Matteo Tutino che offende Lucia Borsellino. Intanto il vortice politico e mediatico sull’affare Crocetta-Borsellino ha oscurato del tutto la situazione dei conti sempre più pericolanti della Regione Sicilia. E Dovrebbe essere soprattutto questo il banco di prova per valutare l’operato della Giunta guidata da Rosario Crocetta che dal novembre 2012 regge le sorti (nel bene e nel male) della Regione. Secondo quanto pubblicato dal Sole 24 ore,  è di pochi giorni fa il giudizio (impietoso) della Corte dei Conti che ha parificato l’ultimo rendiconto, quello del 2014. La situazione si è aggravata pesantemente. Tutti i saldi di bilancio – scrive la relazione della Corte dei Conti – presentano consistenti valori negativi e lo stesso risultato di amministrazione contabilizza un cospicuo disavanzo finanziario tra i fondi regionali. Secondo la Corte dei Conti le entrate complessive della Regione sono scese di ben il 10% passando da 19,7 miliardi a 17,6 miliardi. Ma se le entrare scendono, salgono invece le spese complessive impegnate che sfiorano i 19,9 miliardi contro i 18,4 miliardi del 2013. Soprattutto non si arresta il peso della spesa corrente che vale ormai l’82% dell’intero bilancio. Particolarmente negativi sono i differenziali,  come sottolinea la magistratura contabile. C’è un buco di 980 milioni tra entrate correnti e spesa corrente (nel 2013 era di 248 milioni), mentre l’indebitamento netto è salito a 2,8 miliardi e la Giunta è dovuta ricorrere al mercato per oltre 3 miliardi contro invece una disponibilità positiva per 900 milioni l’anno precedente.  Ora Crocetta chiede un mese di tempo per fare le riforme. Nulla o poco è stato fatto sul fronte di quell’enorme stipendificio che  è la Regione Sicilia. Solo i dipendenti a tempo indeterminato della Regione, secondo il Sole 24 ore,  ammontano ancora a 14.950. Sommando quelli a tempo determinato si giunge a 17.325 unità. Ma non basta. Ci sono anche i lavoratori cosiddetti esternalizzati da mettere nel conto. Si arriva a poco meno di 20 mila persone. Che pesano sulle casse della Regione e quindi dei contribuenti per quasi un miliardo di euro (938 milioni per l’esattezza). A questi vanno aggiunti i dipendenti pubblici-pensionati, un esercito di 16mila unità che percepiscono trattamenti per 608 milioni. Tra dipendenti ed ex dipendenti in pensione la spesa annua supera il miliardo e mezzo. Nessuna regione in Italia p, anche più grande o a maggiore densità di popolazione ha così tanti dipendenti pubblici. È un record assoluto conseguenza di governi che si sono succeduti di assunzioni facili.  I dipendenti di ruolo dell’isola sono il 23% di tutti i dipendenti pubblici di tutte le Regioni italiane. 

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