Crocetta: partire dall’accordo Eni per gli investimenti. Presto anche porto e diga Disueri.

Non vi sono più richieste di autorizzazioni dell’Eni inevase da parte dell’amministrazione regionale, relative  ai lavori da effettuare dentro la raffineria di Gela”, questo è quanto detto dal presidente della Regione Rosario Crocetta, durante una conferenza stampa che ha tenuto ieri mattina a Gela. Per le trivelle il presidente ha le idee chiare che non sarebbe servito un referendum , in quanto avrebbe compromesso l’accordo. “Il Gas è un’energia alternativa, non è il petrolio, quindi non è inquinante. Le trivellazioni tra l’altro riguardano un investimento che è  a 8 miglia dalla costa”. L’Eni, afferma Crocetta, ha confermato il piano che è partito con 158 mioni di investimenti realizzati,  e che continueranno fino al 2018, quando si completerà il piano di reindustrializzazione.  “Abbiamo aperto l’area di crisi nazionale, una cosa importante che bisogna sottolineare è che l’Eni a Gela riconverte non chiude”, ha detto Crocetta, che sottolinea che “bisogna partire dall’accordo  per individuare le ipostesi di invesitmenti, coinvolgendo il governo regionale e statale e trovare i soggetti economici che vengono a investire”. Intanto, Crocetta ha annunciato che la Regione Sicilia, attraverso l’Esa, diventerà produttrice di Guayule, la  pianta da cui si ottiene una gomma naturale ipoallergenica. Sarà l’Eni ad cquistere la produzione e trasformerà i nuovi impianti. Il tutto farà parte di un  un progetto da due miliardi di euro per la riconversione ecocompatibile del petrolchimico. Per quanto riguarda il porto si aspetta l’ultimo parere che dovrà arrivare dal Ministero dell’ambiente, pronto è un  progetto da 50 milioni di euro e sono pronti i lavori per la diga Disueri, con un inviestimento da 20 milioni di euro da suddividere tre Eni e regione. Il governatore si è espresso anche sui furti che si sono verificati di recente nella zona industriale di Gela. Il timore è che possa trattarsi bande criminali che rubano per poi rivendere. “Se si dovesse presentare questo meccanismo, rischieremmo di assistere al riproporsi di una sorta di pizzo. Sarebbe un fatto gravissimo e non possiamo permetterlo. Se così fosse bisogna denunciare”, ha detto Crocetta.