Csag: la Regione ci vieta di trasmigrare nel Libero Consorzio etneo. Chiesta audizione a Mattarella

I componenti del Comitato dello Sviluppo della Area gelese, unitamente ai Presidenti del consiglio dei comuni di Gela, Niscemi e Piazza Armerina, hanno scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con cui chiedono un’audizione.  Il testo si riferisce alla riforma delle Ex Province con la creazione dei Liberi -consorzi, cioè quel sistema di autonomie locali imperniato sulla centralità dei comuni. Nella lettera si mette in evidenza come nella Regione Sicilia sia stato violato il diritto delle comunità di scegliere con chi dividere la propria identità territoriale, continuando a mortificare le iniziative comunali, così come succede da 70 anni di Autonomia regionale. La legge Regionale n. 8 del 24 marzo 2014, che ha istutuito tre Città metropolitane, e nove liberi consorzi, corrispondenti alle ex nove province siciliane,  ha attribuito ai comuni la possibilità di trasmigrare in un altro Libero consorzio esistente e in continuità territoriale, previa delibera dei consigli comunali, approvota con i 2/3 dei componenti e sottoposta nei 60 giorni successivi a referendum confermativo. Questo è quello che hanno fatto i comuni di Gela, Niscemi e Piazza Armerina, scegliendo di aderire al Libero consorzio del comune di Catania. I comuni citati sono legati a quello etneo, da affinità culturali . storiche, e chiedono di poter condividere la stessa circoscrizione amministrativa. Ma la recente manovra, definita “gattopardesca” dal Csag, del governo regionale ha stravolta il quadro normativo L.r. n8/2014, facendo rimanere, in maniera antidemocratica i tre comuni citati, nelle loro rispettive province. ” Caro presidente non permetta questo sfregio alla democrazia e sovranità popolare, sancita dall’art. 1 della Costituzione. Oggi più che mai abbiamo bisogno di credere nelle istituzioni, specie nell’attuale momento di crisi di quei valori che costituiscono la comunità, e in particolare la nostra terra di Sicilia, dove spesso le istituzioni hanno fatto cattiva mostra di sè”. Si legge nella lettera.