Csag: Sanità a Gela? L’Asp ci ha riservato solo pannicelli caldi. Per servizi sanitari tredicesima città in Sicilia

Dopo la presentazione della programmazione per l’ospedale Vittorio Emanuele di Gela, da parte del direttore dell’Asp Cl 2 Carmelo Iacono, arriva l’intervento da parte del Csag, comitato per lo sviluppo dell’area gelese, che ha messo in evidenza come il declassamento dell’ospedale gelese, ha visto aumentare il gap sanitario-ospedaliero con le altre importanti realtà siciliane.Infatti nonostante  Gela sia la sesta città della Sicilia per popolazione, risulta tredicesima per servizi sanitari ospedalieri, preceduta dalle nove province siciliane ma anche da città come Sciacca, Caltagirone e Cefalù. Tra l’altro mentre a Caltanissetta si è avuta l’attivazione di ben 8 nuove sale operatorie, la Biologia Molecolare, il Centro Elaborazione Dati (CED), la TAC-PET, nuovi arredi, a Gela solo promesse o meglio “pannicelli caldi”
 
«Ovviamente- afferma il Csag –  non si può addossare tutta la colpa all’Asp, però venire a Gela per dire che ci vuole “senso di responsabilità” è veramente eccessivo»
 
Il Csag afferma che già i  medici, gli infermieri ed il personale paramedico, del Vittorio Emanuele si impegnano più del dovuto per rispondere alle necessità, sacrificando anche le ferie. Tra l’altro soffrono persino la mancanza di strumenti ed attrezzature. Come anche i cittadini e i pazienti sono costretti a soffrire  i lunghi tempi di attesa e la mancanza di diverse specialità, quindi, costretti a viaggiare verso altri ospedali, gravando sui costi dell’Asp.
 
Una città come Gela che è un’area ad alto rischio di crisi ambientale, e sito SIN (Sito di Interesse Nazionale), dovrebbe ottenere maggiori investimenti e attenzioni per le popolazioni colpite da patologie come tumori e malformazioni, invece continuano le morti e la  e disperazione, unitamente agli immensi disagi che ammalati e parenti debbono subire per la mancanza di strutture adeguate.
«La beffa maggiore – afferma il Csag – è che l’Asp 2 ha individuato a San Cataldo la Biologia Molecolare. Una struttura che doveva essere creata a Gela con tanto di Leggi di riferimento (L.R. n° 10 del 6 febbraio 2006, n° 5 del 14 aprile 2009)».
In poche parole a San Cataldo potrà essere effettuata la prevenzione dei tumori tramite laboratorio, e Gela dovrà aspettare, proprio come anni fa per la Radioterapia, prima istituita a San Cataldo e dopo, grazie agli interventi di Crocifisso Moscato, è stata istituita anche a Gela.
Ieri durante la conferenza stampa il  direttore Iacono ha parlato di “bilancio positivo”, a Gela annunciando  le “grandi manovre”, ovvero lo spostamento di reparti da un piano all’altro, da un corridoio all’altro, come del resto avviene dal 2009. 
“Forse – commenta il Csag – è l’unico modo per far vedere che si sta facendo qualcosa, un po’ come il piano del traffico delle varie città, che al cambio di Assessore alla viabilità, cambiano i sensi unici di alcune vie. Nulla di nuovo all’orizzonte, se non le promesse ripetute ogni anno”. 
 
Per l’oncologia si sta già investendo a San Cataldo. Per L’Utin, è stato annunciato da Iacono che i lavori inizieranno a gennaio, dopo aver promesso ai microfoni di “Mi Manda Rai Tre” ed in VI Commissione Ars che la parte strutturale sarebbe stata finita e consegnata non oltre dicembre 2015. Purtroppo c’è già stato l’annuncio di alcuni parlamentari locali, che hanno rivelato che i lavori inizieranno a metà del 2016. In stallo anche la Ginecologia Ostetricia. Anche in questo caso Gela è in sedicesima posizione per quanto riguarda i posti letto, che in totale sono 22, nonostante sia una città  ad alto tasso di  proliferazione. E ciò ha costretto molte mamme a partorire fuori città. Sono infatti 707 i nati nel 2015, il 1,2% del totale della popolazione residente (76.723 ab ISTAT 2015). L’intero distretto conta nel 2015, 1.221 nati, l’intero territorio dell’ASP 2,  2.289 nati1.
Lo stesso Assessore della Salute nel 2009 aveva previsto per  per l’ospedale di Gela, con l’elevazione a II Livello della Ginecologia e Ostetricia e l’attivazione dell’UTIN, 1.503 nuovi nati all’anno. Mentre in realtà, nel 2014 sono state 797 le mamme che hanno scelto il Vittorio Emanuele III di Gela, per dare alla luce i loro piccoli.
 
C’è allora un grave problema. Se i nuovi nati nel distretto sono 1.221, mentre nell’ospedale di Gela ne nascono solo 797, significa che 424 mamme all’anno si recano fuori ASP per partorire, con un gravissimo danno economico per l’ASP.
 
Ovviamente tutto questo è dovuto ai pochi posti letto, al personale ridotto al lumicino, alla mancanza di arredi e struttura attrattiva, alla mancata attivazione dell’UTIN ed al mancato investimento in tecnologie avanzate.
Il Csag sottolinea come il manager Iacono si sia sottratto ad ogni confronto. 
«Per fortuna- conclude il Csag –  che questo status sta per finire, Gela e Niscemi hanno aderito alla Città Metropolitana di Catania, uscendo da un territorio che non cambia né vuole cambiare. Prossimamente si dovrà spiegare a tutti i siciliani del perché in un Libero Consorzio di appena 169.000  abitanti esiste una così imponente concentrazione di servizi sanitari-ospedalieri, gravando nelle casse della Regione e lasciando sfornite di servizi altre aree della Sicilia».