Cuffaro: la mia battaglia per i detenuti. Ieri a Gela per la presentazione del suo libro

Ha confermato ieri che la sua esperienza politica sia finita e che il 30 maggio partirà  per il Burundi per proseguire le battaglie civili per i detenuti. Ad attendere l’ex presidente della regione  Salvatore Cuffaro un bel po’ di gente. Ieri al teatro Eschilo Cuffaro ha presentato il suo libro  libro: “L’uomo è un mendicante che si crede di essere un re”, il cui ricavato delle vendite sarà devoluto alle famiglie dei carcerati. Il libro è stato scritto in carcere dall’ex presidente “Fino a quando lo Stato – ha detto Cuffaro – non riuscirà  a capire che dentro il carcere non ci sono  corpi ma  anime io credo che sarà difficile risolvere il problema di umanizzare le nostre carceri”. Il presidente ha sottolineato la sua convinzione che la politica non farà nulla fino a quando questo grido di umanità non si alzerà  dalla società”.” Ho commesso tanti errori, ma non mi sento vittima e nemmeno colpevole di ave favorito la mafia”, ha ribadito Cuffaro. “Cinque anni di galera non sono né pochi né facili da affrontare e superare, oggi posso dire di avercela fatta, ma vi assicuro, mi è costato tanto. Ho lottato contro i duri fortilizi del carcere e contro gli assurdi rancori di certa parte della politica e non solo di essa, che non hanno mai smesso di insidiare il mio corpo e la mia mente. Per non soccombere ho utilizzato le armi del pensiero, dell’amicizia, della fiducia, del rispetto per le Istituzioni, della speranza, dell’amore e della Fede. Non mi sono mai perso d’animo anche se ho avuto tanta paura e ho sofferto tanto. In questi 1780 giorni trascorsi in una cella, ho letto, studiato, scritto e pregato, e più il tempo passava più capivo, giorno dopo giorno, che le sbarre della mia prigione cedevano alla mia resistenza e alla mia ostinata voglia di vivere; sino a vedere il carcere diventare inquieto e confuso di fronte alla mia volontà, sino a vederlo rassegnarsi e persino a diventare fecondo. Oggi posso dire: ho vinto! Non era scontato che ci riuscissi. Voglio dirvi che in questa vittoria, tanto importante per me e la mia famiglia, c’è il contributo di voi che leggendo i miei libri mi siete vicini e mi avete fatto sentire utile ai miei compagni detenuti. Le cose che ho scritto non sono fuori di me e neppure diverse e sono servite a resistere: in carcere scrivere mi ha fatto vivere”. Queste le parole che l’ex governatore ha utilizzato nel suo volume che ha il significato di Questo mio libro ” di sensibilizzare la società affinché lanci quel grido di umanità che possa essere raccolto dalla politica per rendere gli istituti di pena più vivibili e umani”.