“Cuffaro tutta un’altra storia”: Simone Nastasi presenta il suo libro alla Camera

È stato presentato il 9 dicembre, alla Sala Stampa della Camera dei Deputati “Cuffaro tutta un’altra storia – La verità sul processo al presidente dei siciliani” il nuovo libro sulla vicenda giudiziaria dell’ex governatore, a firma del giornalista romano Simone Nastasi, in tutte le librerie e nelle librerie Mondadori d’Italia per Bonfirraro editore.

Totò Cuffaro ha veramente aiutato la mafia? Attraverso l’analisi approfondita delle diverse fasi processuali e la rilettura dei atti dibattimentali, Nastasi mette in luce gli aspetti meno raccontati del processo, come per esempio la vicenda delle intercettazione “Ragiuni avia Totò Cuffaro”, che per l’accusa costituirà la “prova regina”. «Perché così tanti consulenti? E perché per due periti la ricezione della microspia risulta poco udibile? Ma, soprattutto, Cuffaro avrebbe realmente fatto parte di quell’area grigia nella quale, come si legge nella sentenza di primo grado, ‘opera indisturbato un intreccio perverso tra interessi politici, economici, affaristici e mafiosi’»?

Sono soltanto alcune delle domande che si pone l’autore (così com’è avvenuto con il suo scritto d’esordio “Il caso Speziale – Cronaca di un errore giudiziario”, Bonfirraro) su una vicenda complessa che ha riguardato «il primo condannato della storia politica italiana a scontare in carcere una pena così lunga».

La sentenza definitiva è, infatti, arrivata dalla Cassazione il 22 gennaio del 2011. La pena inflitta è stata una condanna a sette anni di reclusione per rivelazione di segreto istruttorio con l’aggravante di favoreggiamento mafioso. «Un’accusa – scrive Nastasi – che Cuffaro ancora oggi continua a non voler accettare, perché ripete ‘la mafia fa schifo’ e ‘la mafia, l’ho sempre combattuta’. Anche nel suo caso, valga allora la domanda: la verità giudiziaria e quella storica, possono coincidere? I fatti sono andati veramente in questo modo?».

 

Dubbi, interrogativi, testimonianze, interviste esclusive e quant’altro: tutto contribuisce a fare del volume – con la prefazione del giornalista d’inchiesta Guido Paglia, direttore de L’ultima ribattuta, e con la postfazione dell’avvocato ed ex parlamentare Mauro Mellini, autore de Il partito dei magistrati (Bonfirraro ed.) – un saggio acuto e agile, dall’andamento a spirale, con i concetti accennati prima e approfonditi poi, che abbandona subito la presunzione di essere detentore di assolute verità – a dispetto del titolo provocatorio – ma che induce il lettore a porsi, sempre e comunque, delle domande da cittadino libero.

 

«Mi auguro che questo libro – dice l’autore – aiuti il lettore a farsi la propria opinione su una vicenda complessa quale è stata il processo all’ex governatore Cuffaro. Ho scelto come fonti principali gli atti processuali proprio per mantenere una certa obiettività nella narrazione dei fatti. La parola adesso spetti pure al lettore».

 

«È un libro che avrei voluto pubblicare sin dal giorno della carcerazione di Totò Cuffaro – dichiara l’editore Salvo Bonfirraro – e quindi cinque anni fa, ma capisco che i tempi allora non fossero maturi. Il saggio ha percorso una lunga gestazione, della durata di almeno due anni, subendo molti cambiamenti di rotta, e ha visto la luce soltanto grazie alla sete di conoscenza e d’informazione che ha sempre caratterizzato le nostre pubblicazioni. Adesso tutti i lettori, scevri da pregiudizi, potranno accedere alla verità che nessuno ci ha mai raccontato».

 

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Proprio in merito alla cosiddetta “prova regina”, trasmettiamo un’anticipazione, gentilmente concessa dall’editore Bonfirraro, che ci svela così una delle verità custodite nel libro, tratta dal paragrafo “15 giugno 2001: Guttadauro trova la microspia. Come gli aveva detto il cognato?”, del secondo capitolo “Processo al presidente”.

 

«A un certo punto sembra che qualcuno farfugli qualcosa. È difficile capire che cosa, ma, per la Procura di Palermo e il perito Roberto Genovese, quel qualcuno che parla sarà la moglie di Guttadauro, la signora Gisella Greco. È la signora, allora, che nel momento in cui il marito fa capire di aver scoperto la microspia, secondo quello che il perito Genovese dirà di aver sentito, avrebbe pronunciato la frase: “ragiuni…veru ragiuni avia Totò Cuffaro”. In quel momento, a qualche chilometro di distanza, al comando dei Ros a Monreale, il maresciallo Salvatore Ciffo è addetto all’ascolto delle registrazioni di casa Guttadauro. È da ore incollato al tavolo, con la cuffia in testa, quando sente che dentro casa di Guttadauro “sta avvenendo qualcosa”. Appena sente qualcosa di strano, come i “rumori metallici” in sottofondo, prende il telefono e chiama il suo collega, il maresciallo Giorgio Riolo, che in quel momento si trova in vacanza. Riolo è la persona giusta, perché è colui che le microspie, dentro casa di Guttadauro, è andato a metterle il 15 agosto del 2000. Sa dove sono e può capire se Guttadauro veramente sia riuscito a scoprirle o meno. “Giorgio vieni che forse hanno trovato qualcosa” gli dirà il collega Ciffo. Riolo, a quel punto, si precipiterà al comando di Monreale per capire veramente che cosa stia succedendo. Quando sarà ascoltato dai P.M., Riolo dirà di aver sentito una frase del tipo “aveva ragione Totò” […] Come vedremo più avanti, a distanza di anni, Riolo darà tutta un’altra versione … ».

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