Da Gela all’Ilva in 8 anni 12 mila vittime dell’inquinamento. Ecco i dati dell’ISS

Vi è una chiara correlazione tra vivere in zone inquinate e malattie. Vivere in siti contaminati da amianto, raffineria o industrie chimiche comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. Rispetto ai coetanei che vivono in zone considerate ‘non a rischio’ l’incidenza è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin.

Questo quanto emerge dallo studio Sentieri, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo tale studio è sempre più allarmante la situazione di chi, da Gela all’Ilva, vive in tali siti contaminati, che si traduce in quasi 12 mila vittime in otto anni, di cui 5285 per tumore, 3632 per malattie cardiovascolari.

Il dato riguarda solo quelli dove e’ attivo il registro tumori, 28 siti sui 45 oggetto dello studio Sentieri, ed e’ stato elaborato sui dati del periodo 2006-2013.

I dati sono stati presentati con un rapporto di 360 pagine, durante il workshop “Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati”, che si è tenuto presso il Ministero della Salute.

Salle miniere del Sulcis alle acciaierie dell’Ilva, dalle raffinerie di Gela alla citta’ di Casale Monferrato ‘imbiancata’ dall’eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Queste alcune delle aree esaminate. Luoghi in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell’arco di tempo tra il 2006 e il 2013.

Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite.

Nella popolazione residente in tali siti contaminati vi è un ecccesso di mortalità del 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine”, ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell’Iss. Per tutti i tumori maligni è stata constatata un eccesso di mortalità di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne”. “Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile”, spiega Comba. “I dati da noi prodotti servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute”.
Fonte Ansa.