Dal Giappone a Gela, per studiare gli oricalchi esposti al Museo archeologico

Un viaggio lungo 10 mila chilometri per visitare gli oricalchi esposti nelle vetrine del Museo di Gela. Protagonisti sono il Nishiyama Yoichi, Prof. emerito dell’Università per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali della città di Nara in Giappone, assieme alla moglie e al Prof. Riccardo Ricci, curatore dell’armeria del Museo Stibbert di Firenze,che in questi giorni sono stati in visita a Gela.

Gli oricalchi, ritrovati nei fondali di Bulala dal sub Franco Cassarino e recuperati in momenti diversi dai sommozzatori della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza e della Soprintendenza al Mare erano stati presentati alla stampa dal soprintendente, l’archeologo Prof. Sebastiano Tusa. Un ritrovamento importante, in quanto questi unici reperti al mondo ritrovati in fondo al nostro mare erano parte di un carico di una nave greca affondata forse per un fortunale vicino alla nostra costa.

La presenza a Gela del Professore è legata ad una sua specializzazione in materia di oggetti di ottone, un’antica lega con l’80% di rame e il 20% di zinco, la stessa che compare negli oricalchi di Gela.
«In particolare il docente attiverà una serie di indagini per definire il percorso delle nave che trasportava tali reperti e per comprendere il tragitto e la storia di questo prezioso metallo che nei periodi greco e romano serviva sia alla monetazione sia alle decorazioni monumentali. Lo scopo è quello di stabilire nella maniera più precisa possibile la rotta che in antico percorrevano le navi del mondo greco e quelle delle loro colonie per trasferire questo metallo in Oriente dove era utilizzato per intarsiare armi e altri oggetti di uso ornamentale. » Ha detto il prof. Nuccio Mulè.

«L’oricalco è il metallo del leggendario continente di Atlantide, l’IsolaStato che dopo avere fallito la conquista di Atene si inabissò in “un solo giorno e notte di disgrazia” per volere del Poseidone, descritto da Platone nei due dialoghi “Timeo” e “Crizia” che lo stesso riteneva un metallo prezioso subito dopo l’oro.» Ha continuato il prof. Mulè.

«La presenza a Gela del Professore Nishiyama per la città rappresenta sicuramente un vanto anche perché col suo lavoro di studioso darà lustro scientifico ad una scoperta che per certi versi non è stata considerata nella giusta dimensione dell’importanza che meritava e che da oggi meriterà sicuramente.» Ha concluso.