Dal “Salone del Libro” di Torino la nostra inviata

“D’amore si muore ma io no” Guido catalano e la presentazione del libro più reading di sempre.

Torino. Venerdì sera. Ore 9e30.

Una folta folla sta lì, Guido Catalano arriva assieme al suo editore Mario Rossi. è arruffato come sempre e barbuto come sempre, indossa una giacca nera sopra unaT-shirt viola ed ha un modo buffo di incedere.

È famoso per i reading nei locali, le poesie pubblicate su internet e la collaborazione con “True line”; è definito l’ultimo dei poeti ma anche, spesso, il poeta Torinese  e “D’amore si muore ma io no” è il suo primo romanzo.

Pensavamo fosse una performance”, e invece no, è la presentazione di un libro, a tavolino, davanti a un’arena gremita.

Il romanzo è piuttosto autobiografico, al 92%: “Una delle difficoltà è che devo riuscire a parlare del protagonista come di una persona che non sono io. In realtà, vi racconto un aneddoto, all’inizio il protagonista si chiamava Guido, ma poi la mia editor mi ha detto: -Ma dai almeno il nome cambialo.- E allora ho scelto Giacomo perché inizia con la G e non ha le R, che mi danno fastidio

La storia quindi di questo “poeta semiprofessionista vivente”, Giacomo che, in aereo (perché anche in aereo si fanno delle conoscenze), incontraAgata che è una aracnologa bellissima simpaticissima intelligentissima e tante altre -issime, di cui si innamora, pur essendo aracnofobico. Una caratteristica di questo libro, che è un libro d’amore ma anche un po’di avventura, è che il primo bacio arriva a pagina 250: Giacomo è una persona lenta, ha un po’la tendenza all’ansia da prestazione, “è una cintura nera di ansia da prestazione, lo siamo entrambi”, ed è per questo che somiglia a Guido ma somiglia un po’a tutti noi, costruisce castelli in aria come tutti noi, è impacciato come tutti noi, parla da solo come tutti noi.

Giacomo piace, il romanzo piace

ma soprattutto Guido piace: perché fa poesia ma anche cabaret, perché è ironico e attraverso un linguaggio semplice ma di una sincerità disarmante fa sorridere e anche soffrire, perché ha la “R moscia”, perché ignora l’acqua ma sorseggia birra e perché, alla fine, la performance dal vivo ce l’ha concessa.