Dal salone del libro di Torino XXIX edizione, la nostra inviata

La faccia delle nuvole” Presentazione dell’ultimo libro dello scrittore Napoletano Erri De Luca

“In ogni nuova creatura si cercano somiglianze per vedere in lei un precedente conosciuto. Invece è meravigliosamente nuova e sconosciuta. Ogni nuova creatura ha la faccia delle nuvole.” Così scrive Erri De Luca nel suo ultimo libro, “La faccia delle Nuvole” edito da Feltrinelli e presentato ieri, giovedì 12 maggio presso il “Salone Internazionale del Libro di Torino”.

è alto e dinoccolato, più alto di quanto lo si immagini, ha un cipiglio simpatico e i solchi che raccontano la storia sul suo volto gli conferiscono un’espressione sorniona.

Arriva nella sala gialla del Centro Fieristico Lingotto e subito stravolge la normalità, prima rifiuta che la prima fila sia riservata a chicchessia, si appresta immediatamente a togliere via tutti i cartelli con la scritta “Riservato”, uno per uno, con le sue mani; poi rifiuta pure la sedia dietro la scrivania che sta pronta sopra il palco con il cartello con il suo nome, la bottiglietta d’acqua e il microfono delle conferenze: con fare sportivo di un alpinista provetto quale è si abbarbica sul tavolo, assume una posa confidenziale per tutto il tempo delle foto, poi rimane lì, con le gambe penzoloni e un gelato in mano a parlare ad un pubblico già conquistato; infine, paragona addirittura gli applausi a delle pernacchie sonore e si professa un uomo da stretta di mano, per strada, in farmacia, nei luoghi più impensati. “Ogni stretta di mano è il vero premio letterario, ricevo parecchi premi letterari.” racconta con un accento napoletano inizialmente impercettibile che si fa via via più preponderante.

Un anno fa il mio editore Feltrinelli raccoglieva firme a sostegno di un loro scrittore incriminato per delitto di opinione. Succedeva un anno fa. In questo salone del libro, quello scrittore incriminato non era invitato. Io sono stato invitato regolarmente tutti gli anni da un mucchio di anni ma non negli anni in cui sono stato incriminato”.

Quell’incriminazione voleva ottenere attraverso sentenza, la censura della voce di una persona: “In questi anni in cui sono stato invitato questo salone ha praticato, con anticipo rispetto alla sentenza, la censura, con discrezione senza rivendicarla io con indiscrezione voglio ricordarla.” Esordisce così Erri, riportando alla mente con l’imprevedibilità e la brevità di uno schiaffo la gigantesca e pluri- abbracciata campagna #iostoconerri.

Confessa poi, venendo al libro, di non essere l’autore di questa storia, come neppure delle altre prima, sono storie inventate dalla vita precedentemente svolta, ci dice,  di cui lui è mero relatore. Poi continua: “In questo caso è evidente che non sono neanche lontanamente autore di questa storia sacra di una coppia che, prima di diventare sacra, è la storia di due ragazzi: Iosèf e Miriam.” Così Erri De Luca ci sottopone il suo ultimo libro “La faccia delle Nuvole”. Un’opera interessante in cui lo scrittore si occupa di scrittura sacra ma con approccio Laico.

Iosèf è un giovanotto migrante che dal Sud di Israele, la Giudea, se ne va a lavorare al Nord,in

Galilea dove conosce questa ragazza, di cui si innamora e che decide si sposare, ma poi capita un


incidente di percorso: Miriam è incinta fuori dal matrimonio. E quel figlio che le si è formato in grembo non è figlio di Iosèf.

Ho incominciato a pensare a questa storia partendo dal fatto che a me il Natale non è più sembrato la festa del bambino ma la festa della madre, di quella ragazza madre che era riuscita a trasformare tutto quell’impegno gravoso e portarlo a finitura, compierlo.

Quella è la sua festa, la festa della sua missione compiuta, grazie anche a Ioséf:  Ioséf in ebraico antico vuol dire “Colui che aggiunge” E che aggiunge? Intanto aggiunge una prima cosa strepitosa, lui Crede, crede a una verità inaudita “Perché la verità quando è veramente svergognata -e la

verità sa essere svergognata- si presenta in una maniera impossibile da sopportare, con una spudoratezza e una sfacciataggine, come uno scandalo”. Erri ci ricorda come, spesso, la verità ha una faccia scandalosa ed è proprio allora che per accoglierla ci vuoleAmore.

Iosèf, in questa storia, invece di essere il primo tiratore di sasso contro l’adultera come legge impone, la sposa, così com’è e la libera dai sassi della legge aggiungendosi come sposo secondo, aggiungendo fede seconda,aggiungendosi come padre secondo. Iosef si aggiunge, arranca

dietro ma ci sta, non molla e rende questa storia possibile.

Questa gravidanza però aveva anche delle complicazioni politiche, internazionali, religiose.

Il mediterraneoche era stato fino ad allora il più grande agglomerato di divinità e di politeismo, si andava a scontrare, questa volta, contro una pretesa inaudita, la divinità unica, la divinità monoteista. E le altre? false, tutte false.

E non solo era una e sola ma non voleva avere nessuna immagine, non voleva essere

rappresentata, in nessun modo,e come se non bastasse dove la si andava a piantare? “Andiamola a piantare a Roma, direttamente nel posto peggiore! Immaginiamoci come se oggi uno dicesse Mo’voglio andare a piantare il comunismo inTexas! Prende va e fa una cellula sovietica a Dallas.” Era persino più impensabile di così una religione monoteista, di quei tempi, a Roma.

Il censimento dei romani costringe Iosef a spostarsi presso la sua anagrafe di nascita, al sud. Gesù nasce a betlemme, Gesù nasce meridionale e  poi che fa? Passa un sacco di tempo in Egitto, dove Giuseppe è costretto a fuggire a causa della profezia di Erode e la conseguente strage degli innocenti.

St’Egitt’ “ oggi guardato con diffidenza, ai tempi era una terra rifugio che si faceva ricettacolo di umanità accogliendo quei popoli affamati che andavano a bussare alle sue porte.

L’egitto, proprio in virtù di questo, era pieno di forze nuove. “Dal punto di vista della accoglienza è

molto di più del verbo accogliere, questione che riguarda anche noi oggi, si trattava di R- accogliere, raccogliere una semina di vita umana che non è stata seminata da loro, ma che loro raccoglievano, era un raccolto spontaneo,naturale, che arrivava e fecondava quella terra con il lavoro. Dice Ma non c’è posto pe’tutti! E invece, anche quando uno pensa che la capienza è impossibile da sostenere… è sempre possibile! C’è spazio per tutti, sempre e per abitudine. C’è spazio per tutti”.

Gesù dunque è un latitante fin da bambino, è un profugo politico in Egitto, e lì vive, per tanto tempo finché non muore erode e può fare ritorno a casa sua, giù al Sud.


E allora com’è che il monoteismo è riuscito a piantarsi così efficacemente e di estirpare tutte le

altre divinità? Intanto attraverso una manifestazione fisica inedita prima: “E disse”, nessuna divinità prima di era messa a dire, a parlare, a volersi rivelare attraverso la parola senza nessun corpo,

una parole e basta.

Il dire è una manifestazione fisica che dalla bocca passa all’orecchio. Nessuna divinità prima si era messa a dire, così intensamente. è questo che ha cambiato i connotati del mediterraneo, introducendo la parola nel rapporto con la divinità:

E poi è una parole che si permette di agire, non solo di pronunciarsi ma di portare

immediatamente conseguenza di quello che dice.Sarà luce! E se non dice sarà luce non s’appizz’a’luce, non basta uno schiocco di dita o pensare alla luce. Le parole illuminano, accendono la luce.

I giorni della creazione sono preceduti dalla parola della Divinità, che prima dice e, immediatamente dopo fa di quel che dice fatto compiuto e cosa creata.Tiene insieme le proprie parole con le cose che fa.

Questo è il grimaldello che ha permesso a questo monoteismo di piantarsi e di espiantare tutte le

altre divinità “analfabete”.

E poi aggiunge una qualità, sfruttando a più forte energia presente nel corpo umano: l’amore. “Strano ma è così, l’amore è questa specie di energia gigantesca nel corpo umano di cui noi siamo detentori, la possediamo, è il nostro giacimento e sta dentro il nostro corpo ma non la possiamo estrarre. Sta lì e ha bisogno di un innesco esterno per uscire, per sgorgare. L’amore è una

sorgente il cui rubinetto non dipende da noi , dipende da fuori, da una chiamata esterna.

-E amerai il signore tuo dio IN tutto il tuo cuore, IN tutto il tuo fiato, IN tutte le tue forze-  Non CON che farebbe di cuore, fiato e forza dei meri strumenti ma IN, perché quell’amore sta dentro quel cuore, quel fiato e quelle forze, sta lì come un giacimento che aspetta di essere estratto da una voce che lo chiamafuori, che lo fa zampillare fuori.

“E amerai” è il Suo progetto:Amerai e lo farai nella maniera più totale possibile, a svuotamento di tutta l’energia, senza poterne conservare neppure un poco, perché solamente quando l’hai svuotata tutta si riforma, solo quando l’hai versata tutta quanta ti ritrovi di nuovo in rifornimento.

E se ti conservi qualcosa di quell’energia amorosa quella marcisce, non serve, non sta a deposito, ci marcisce dentro. Chi non ama non è perché non ha amore, è perché non ha l’occasione di fare estrarre da sé stesso l’amore che ha dentro. E anche quando ama, se non riesce a dare tutto

quello che possiede, quello che conserva va a male, lo inacidisce, lo marcisce dentro. E’come la manna, una specie di dono che viene da fuori, indispensabile ma che deve essere consumata in giornata, tutta quanta.

L’amore un sentimento violentissimo, l’energia più potente che può pure essere catastrofica. L’energia amorosa ha anche una forza di estirpazione e di sradicamento, distrugge tutto quello che c’è prima ed è per questo che la persona ha paura del sentimento amoroso, lo teme, teme lo scatenamento di questa energia potentissima che ha dentro di sé.

Questa storia, insomma è fatta di parole, è il proseguo del sogno della divinità che “E disse” in tutto il vecchio testamento.


Ci insegna che “Non è impuro quello che metto nella mia bocca, è impuro quello che esce quello che io dico di sbagliato, di sporco, di cattivo, di calunnioso, di irrispettoso, questo è l’impuro ed è lì che devo mettere il sigillo.

Le parole portano dunque altissima responsabilità, al contrario della tendenza odierna in cui pure le parole pubbliche possono essere smentite il giorno dopo, falsificate, ritrattate, contrattate, mistificate.

Le parole si sono fatte polvere sopra la cronaca del giorno, subito si smentiscono e non si perde autorevolezza o credibilità, oggi va benissimo maltrattare la parola in questo modo senza che nessuno se ne risenta, senza conseguenze

Ecco questo è oggi l’equivalente dell’impuro: delle parole che non portano conseguenza, delle parole pubblicitarie che non devono essere poi mantenute. Ho avuto un’infanzia in cui i miei genitori non permettevano di usare in famiglia il verbo giurare. Giurare non si deve giurare, deve bastare la tua parola. Basta dire e la tua parola deve essere sufficiente a te stesso e a noi. E poi

magari ci ricadevi ma quel fatto di avere smentito la tua parola era punitivo nei tuoi stessi confronti, ti umiliava, ti accorgevi che avevi mentito e mancato alla tua parola. Man-tenere la parola questa è la cosa migliore che puoi fare a una parola, tenerla per mano dopo che l’hai detta, conservala nella mano. così come ha fatto nella storia Gesù prima di essere crocifisso, senza ritrattare, senza rinnegare, senza falsificare.”

Ed ecco allora come questa storia, prima di essere sacra, è una gigantesca storia umana. Ed è una storia del meridione a cui tutti noi apparteniamo.

 

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