Debutta a Gela “Fimmina morta”, opera teatrale sull’industrializzazione

L’incapacità di amare sé stessi e l’ambiente che ci circonda al centro di un’opera teatrale. “Fimmina morta”, questo il titolo dello spettacolo, racconta una storia d’amore difficile tra Brucia, una donna dalle personalità contrastanti e Orazio.

 In scena il difficile rapporto dell’uomo con l’industrializzazione, uno spettacolo che si fa portavoce di un messaggio importante: amare la natura e tutto ciò che ci offre. “Questo lavoro nasce dall’esigenza di esprimere il bisogno di appartenere a un luogo che ci vuole bene – ha dichiarato la gelese Federica Amatuccio, regista dell’opera – mi duole dirlo, ma qui io non sento questo affetto. Bisogna valorizzare ciò che ci hanno donato la natura e la storia”. Uno spettacolo contro l’abbandono della propria terra inteso non come un consueto “andare via”, ma nel senso di disinteresse. Una denuncia nei confronti della gente che maltratta i luoghi che abita, lasciando allo sbaraglio una città che piange per l’indifferenza dei suoi figli. “Sono veramente contento di questo spettacolo – ha affermato il sindaco, Angelo Fasulo – credo che il teatro sia uno dei mezzi educativi più efficienti e immediati. Può essere e sarà sicuramente un grande contributo per tutta l’Italia. “Fimmina morta”, tratta dall’antologia “Nostra signora dei tarocchi”, scritta da Martina Libertà e da Luigia Ferro, è un’opera di ampio respiro che porta sulle spalle più di un anno e mezzo di lavoro e che, prima di fare tappa nei vari teatri di Italia, vedrà la prima proprio a Gela. Un messaggio universale dunque, un invito ad amarsi e a volersi bene partendo proprio dalla cura del proprio territorio. L’appuntamento è per venerdì 10 ottobre alle 21:00 al Teatro Eschilo. Il costo del biglietto è di dieci euro.