Demolita la passerella, Luca non potrà più uscire da casa

Ha dovuto assistere inerme alla demolizione della sua passerella il trentunenne gelese, Luca Parrinello, costretto a vivere sulla sedia a rotelle a causa di un incidente. Noi di accentonews avevamo già parlato di lui a gennaio (leggi anche http://www.accentonews.it/attualita/item/1091-non-voglio-rimanere-rinchiuso-a-casa-la-battaglia-di-luca-per-salvare-la-sua-passerella) quando aveva rivolto un appello alle autorità e al Sindaco affinché intervenissero per non fare eliminare l’unica possibilità di accesso al mondo esterno. Oggi, però, per Luca è arrivata una brutta sorpresa: nel giro di un’ora gli hanno strappato la libertà. Che si trattasse di una passerella abusiva e quindi fuori norma era ormai chiaro a tutti, ma dover assistere alla sua demolizione a fronte dell’abusivismo edilizio che regna in città fa veramente rabbia. “Questa è una cosa che non abbiamo mai capito – ha affermato Luca, fortemente provato dalla vicenda – si sono accaniti contro di me, togliendomi l’unica possibilità di uscita e non agiscono invece nei confronti di altre costruzioni abusive. È una cosa inspiegabile. E ora come si fa? Se ho bisogno di qualcosa, che cosa faccio? Noi comunque non ci fermeremo e continueremo a lottare, anche senza passerella. La prima cosa che faremo, intanto, sarà quella di rivolgerci a un architetto per fare il preventivo per un ascensore, cosa che avremmo dovuto fare subito, così faremo demolire anche la tettoia. Speriamo che la burocrazia sia veloce in modo da non farmi rimanere rinchiuso a casa a lungo”. Amarezza anche fra i parenti di Luca. “Io non capisco come si possa pensare di vincere una battaglia contro un disabile, una persona indifesa, è come sparare sulla Croce rossa – ha aggiunto il fratello, Graziano Parrinello – questa vicenda manifesta l’insensibilità del paese, l’ennesimo accanimento contro un ragazzo che è già imprigionato sulla sua carrozzina ma, nonostante questo, adesso non potrà neanche uscire da casa. Oggi, purtroppo, gli è stata tolta la libertà di poter muoversi quasi autonomamente. Faremo i nostri atti comunque e qualcuno ne risponderà sicuramente”. In difesa del giovane anche l’avvocato Paolo Capici, il legale rappresentante dell’Associazione H per la tutela e la difesa dei diritti delle persone disabili. “Sono profondamente amareggiato per quanto accaduto – ha affermato Capici – per me è vergognoso e degradante assistere ancora a scene simili nel 2015. Stiamo carcerando un ragazzo che già è stato carcerato dalla carrozzina. Stiamo togliendo per la seconda volta la libertà a un giovane già torturato purtroppo dalla sorte. La legge va rispettata ovviamente, ma va anche rispettato il buon senso, perché in questa vicenda tutti avrebbero dovuto attivarsi per trovare soluzioni alternative ed evitare la demolizione. È un’indecenza disgustosa – ha poi concluso – e come essere umano mi vergogno di far parte di questa comunità”. La speranza adesso è che qualcuno possa intervenire per trovare una soluzione a una situazione che, posta in questi termini, costringerebbe un giovane trentunenne a non vivere più il mondo, ma a guardarlo scorrere dalle finestre di casa.

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