Diabete e malattie cardiovascolari: l’importanza della prevenzione, gestione e attività fisica

“La Riabilitazione Cardiovascolare del paziente diabetico e cardiopatico” è il titolo del convegno che si è svolto giovedì scorso presso l’auditorium dell’ospedale V. Emanuele. L’incontro è stato organizzato dall’Associazione Diabetici Eschilo di Gela, presieduta da Giuseppe Curatolo,  in collaborazione con il Cesvop. Molti i relatori presenti che hanno parlato della correlazione tra malattie cardiopatiche e diabete. Il prediatra  Cristoforo Cocchiara ha rimarcato che uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione del diabete e delle malattie cardiovascolari oltre alla terapia farmacologica, sono il sostegno psicologico, l’esercizio fisico è la corretta alimentazione.
Presente il diabetologo Rocco Gilbiras, che ha  parlato della gestione del diabete nella quotidianità. “Importate – ha detto il dott. Gilbiras – è  imparare a gestire gli episodi ipoglicemici e iperglicemici e avere una buona conoscenza dei farmaci utilizzati e monitorare la glicemia ma fondamentale è anche il supporto della famiglia e del medico di medicina generale. Uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari è il diabete mellito, tanto che il paziente diabetico viene oggigiorno trattato alla stessa stregua di una paziente già affetto da malattia cardiovascolare. Se si considera – ha continuato il diabetologo- che il diabete è molto diffuso nella popolazione generale e che la sua incidenza sta aumentando in maniera drammatica, soprattutto a causa di errate abitudini alimentari e della sedentarietà, si comprende quale «epidemia» il Sistema Sanitario dovrà affrontare negli anni a venire. Vi sono ormai prove certe che, oltre alla terapia farmacologica, l’esercizio fisico è uno degli strumenti più efficaci per là prevenzione e la cura sia del diabete che delle malattie cardiovascolari. Questi benefici dell’esercizio fisico sono dovuti in massima parte alla concomitante modificazione dei seguenti fattori di rischio quali: riduzione dell’obesità, e riduzione dell’incidenza del diabete”.
Importante anche l’intervento del cardiologo Erminio Spadaro che  ha parlato della riabilitazione cardiologica che rappresenta una forma di terapia, insieme ai farmaci ed alle terapie interventistica e chirurgica, che deve essere parte integrante del programma di trattamento di un paziente cardiopatico.  “Per quanto riguarda – ha detto il dott. Spadaro – i pazienti sottoposti a rivascolarizzazione miocardica (angioplastica o bypass aorto-coronarico), a intervento di sostituzione valvolare oppure i pazienti che hanno subìto un infarto miocardico, le linee guida sono concordi nel sostenere che vadano indirizzati presso centri specialistici in riabilitazione cardiologica, dove si pratica un  ricondizionamento fisico personalizzato, educazione sanitaria e, dove necessario, e affiancamento psicologico. L’attività fisica, unita alla correzione dei fattori di rischio, ha come obiettivo di ridurre eventuali recidive di eventi cardiovascolari e rendere migliore la qualità della vita.
Un’attività motoria ragionata e controllata e un corretto regime dietetico sono gli elementi fondamentali nella lotta contro l’obesità, si avrà una riduzione dei fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, invece chi non pratica attività fisica ha un rischio di morte per malattie cardiovascolari superiore del 5% rispetto a chi è allenato.
L’attività fisica è importane anche nella terapia del post infarto e permette di determinare una riduzione della mortalità o di nuovi eventi cardiovascolari di circa il 20-25%, che si aggiunge a quella determinata dagli altri trattamenti farmacologici.
Presente anche la psicologa Nuccia Morselli che ha sostenuto come le malattie cardiovascolari rappresentino le condizioni mediche più diffuse nelle società industrializzate. In tal senso la psicologia ha trovato nell’ambito cardiologico un proprio spazio operativo focalizzato sui temi della prevenzione delle malattie, della tutela e della promozione della salute.
E a proposito di attività fisica presente anche il prof.  Valter Micciche, che ha sottolineato come una corretta attività fisica studiata e adattata allo stato di salute del paziente è fondamentale nella prevenzione e nel trattamento delle principali malattie metaboliche e cardiovascolari. Anzi, talora è meglio dei farmaci. In ogni caso, attività fisica e terapia farmacologica possono (e devono) coesistere a tutti i livelli, anche per i pazienti infartuati o colpiti da ictus cerebrale.
Per la salute del sistema cardiovascolare sono preferibili le attività aerobiche o dinamiche. Il cuore trae maggior giovamento da attività come il nuoto, la camminata, la corsa di fondo, la bicicletta, che permettono al muscolo cardiaco di allenarsi gradualmente, senza sforzi improvvisi in assenza d’ossigeno. Queste attività vanno bene per tutti, sia in prevenzione primaria (cioè prima che si manifesti una malattia) sia nei soggetti con cardiopatia nota (prevenzione secondaria).
Il massimo beneficio si ottiene svolgendo attività 3-4 volte la settimana per 30-45 minuti a seduta. Ogni seduta deve iniziare con un periodo di riscaldamento (cioè con un basso livello di sforzo) e terminare con un periodo di defaticamento. Vivamente consigliato il monitoraggio della frequenza cardiaca con cardiofrequenzimetro. Nel soggetto sano la frequenza va mantenuta tra il 60 ed il 75% della frequenza massimale (FC MAX= 220 – età del soggetto).
Un’attività fisica costante e regolare produce effetti benefici sul profilo lipidico: riduce il colesterolo LDL (cattivo) e aumenta il colesterolo HDL (buono), riduce i trigliceridi e favorisce un calo del peso corporeo, della pressione arteriosa e dello stress. Inoltre, migliora il controllo del diabete e riduce del 10% il rischio di mortalità per qualsiasi causa; e riduce del 20% il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare.
 

Articoli correlati