Dionysus a Gela: in duemila all’ombra delle Mura

Ci troviamo a Tebe, qui il vecchio re Cadmo, ha lasciato il potere al suo amato nipote, Penteo, figlio di sua figlia, Agave. Dioniso racconta l’antefatto nel prologo. Il dio, nato da Giove e da Semele, un’altra delle figlie di Cadmo, manifesta il proposito di portare in Grecia la sua religione orgiastica ed estatica, cominciando proprio da Tebe.

Dioniso ha colpito le donne di Tebe per punirle dei sospetti che gettarono su sua madre Semele quando lui nacque.

Questo è l’antefatto e la scena che ci viene presentata dalla sapiente regia di Daniele Salvo per Dionysus, tragedia di Euripide che ha scelto Gela e le sue Mura Timolontee come cornice per l’ unica tappa in Sicilia di uno spettacolo che ha coinvolto duemila spettatori provenienti da tutta l’isola e non solo.

Fabiola Polara, presidente della Pro Loco Gela che insieme all’associazione culturale «Michele Di Dio» ha organizzato l’evento.  Presente l’Amministrazione comunale con il Sindaco Domenico Messinese e l’assessore al turismo Rocco D’Arma, entrambi entusiasti per la serata.

È  visibilmente emozionata, presenta l’evento e nel suo “Buonasera e Benvenuti a Casa Vostra” c’è tutto l’entusiasmo, l’emozione e l’incredulità dell’essere riusciti a portare in questa città la tragedia greca.

Fabiola Polara lascia entrare il coro delle Baccanti ed è subito magia. Cala il silenzio all’ombra delle Mura e gli spettatori sono impressionati e coinvolti tanta è la potenza del coro delle Baccanti che esalta e invita i Tebani a celebrare le Orgie dionisiache.

Dioniso ha conquistato Tebe e anche la città di Gela. Il vecchio vate Tiresia, e poi Cadmo, il re, entrano sulla scena visibilmente alticci e coronati di edera.  Pochi cittadini resistono, sostenuti dal giovane re Penteo, indignato di fronte a ciò che il nuovo culto impone. Dioniso è per lui un corruttore dei costumi, un ciarlatano.

Proprio a causa di ciò Penteo verrà punito

Assistiamo ad una scena potente, il dio si rivela al coro delle Baccanti e anche il vento sembra far parte della scenografia. Muove le fronde degli alberi a tempo, sostiene e sbatte, proprio come le Baccanti che finalmente piombano a terra tremanti.

Dioniso esce, consola le Baccanti e riferisce del suo inganno ai danni di Penteo.  Lo stesso, abbindolato dal dio riesce a farsi convincere da un pastore che sui monti ha visto le Baccanti celebrare misteri e prodigi.

Si arrende così Penteo a Dioniso e travestito da Baccante,per non essere riconosciuto, è ormai preda del dio, che urla alle Baccanti il suo trionfo.

È di rara bellezza questa scena, forse, la più significativa della tragedia.

Penteo è un mortale ed è totalmente nelle mani crudeli di  un Dio che non dimentica chi si è macchiato del peccato più grande, la tracotanza, la Hybris per dirla alla greca.

L’ostentato disprezzo di Penteo nei confronti di Dioniso verrà punito con la morte per mano della donna che lo ha generato.  Strazianti le urla di Agave che ,tornata in sé, riconosce il capo del figlio.

Dioniso punisce Penteo ma castiga anche il vecchio re Cadmo e tutti coloro i quali non vollero subito riconoscerlo, Agave e le sue sorelle infatti saranno costrette all’esilio per scontare la loro colpa.

Le Baccanti è forse la più bella delle tragedie euripidee poiché porta con sé innumerevoli motivi ma è in grado di essere unitaria più di ogni altro dramma.

Complessa e di unico respiro riesce a restare indimenticata negli occhi degli spettatori. Eccezionale la regia che a Gela ha coinvolto il pubblico,erudito e non, allo stesso identico modo.

È tragedia della debolezza umana che si annienta di fronte ad una divinità efferata e impenetrabile.

Esemplare l’organizzazione per un evento che ha visto partecipe la città Gela come mai prima d’ora.

Gela era presente ed  ha risposto con un sonoro “Sì” alla possibilità di entrare in quei circuiti che creano cultura e turismo.

Pronta dinanzi alla possibilità tanto paventata ma mai realmente ottenuta.

Se questo è un assaggio di ciò che potremmo gustare, lasciatemi dire che ha tutto il sapore e la consistenza di un banchetto ricco da cui attingere e da cui la città potrà finalmente trovare appagamento.

Più volte ho scritto qui e altrove di una città che stenta a decollare, della mia città che con fatica si sta scrollando di dosso la pesante eredità di un’industrializzazione senza sviluppo.

Gela, le Mura mi sono sembrate più belle, finalmente vive e vitali, prestate naturalmente a ciò che meglio sanno fare: proteggere e cullare questa città. Il percorso fino alle Mura pieno di giovani atlete con indosso abiti greci, le luci, le Mura a far da sfondo. Il mare di fronte e un tramonto che è il nostro tanto meraviglioso quanto crudele nella sua sfavillante bellezza.

Tutto, eccezionalmente perfetto.