Disueri: dalla corruzione ai problemi degli invasi. E gli agricoltori rimangono a secco

I terreni della Piana di Gela rischiano di rimanere ancora una volta  a secco, quest’estate. La questione è sempre quella: il problema dell’invaso della diga Disueri, casusato dal materiale con cui è stata costruita,  cioè il gesso. La diga Disueri, connessa alla diga Cimia, avrebbe 28 milioni di metri cubi d’acqua come capacità, ma ne può invasare pochissima, e nonostante la pioggia di questi giorni si continua a “buttare l’acqua a mare”- Acqua che, se ci fossero stati interventi da parte della Regione, avrebbe invece potuto invasare e garantire il fabbisogno agricolo nei periodi estivi. La diga Disueri avrebbe dovuto dissetare i campi che vanno dalla Piana di Gela ai carciofeti di Niscemi; fino ad arrivare, da un lato, le serre di Acate e Vittoria e, dall’altro, l’ortofrutta a campo aperto di Butera. Ma quello che rischia di rimanere è il solito deserto pirandelliano. Tanti sit in di protesta vi sono stati da parte delle associazioni di agricoltori, ma di interventi agli invasi da parte della regione non se ne sono visti. Ieri l’ennesima protesta da parte della Cia guidata da Salvatore D’Arma e l’Upa guidata da Paolo Maganuco, davanti ai cancelli della Diga Disueri, lungo la strada statale 190 che collega Gela a Mazzarino. Una protesta a cui hanno partecipato centinaia di agricoltori, molti dei quali di Niscemi e che ha coinvolto anche Liborio Scudera, dei Forconi d’Italia, che dice di essere pronto a scendere in campo per affrontare tutti i problemi del nostro  territorio. Il costo dell’acqua delle dighe, che per adesso viene buttata a mare, potrebbe lievitare consistentemente. Nel protocollo firmato al Mise il 6 novembre scorso, per la riconversione della Raffineria, non esiste nessun piano per lo sviluppo dell’agricoltura, nonostante si continui a parlare di sviluppo agricolo per la città di Gela. ” É necessario il superamento delle continue emergenze – ha detto Salvatore D’Arma della Cia – reperendo risorse finanziarie per i lavori necessari sulla Diga Disueri, sulla diga Comunelli e sull’interconnessione tra Cimia e Disueri. Tutto ciò utilizzando i finanziamenti regionali e parte delle risorse delle compensazioni”. Per il sindacalista andrebbe anche diminuito il costo dell’acqua. Un’acqua che è pagata per l’irrigazione come se fosse champagne. Senza poi considerare le tante tasse, come la recente Imu, che  pesano sugli imprenditori agricoli. Protestano anche gli imprenditori agricoli davanti i cancelli di Disueri perché come ha asserito D’Arma, in prossimità delle elezioni comunali tutti promettono e tutti si interessano di tutto. Tutti si parlano del settore agricolo. Condividono le proteste. Insomma chiacchiere a cui non c’è mai un seguito a Palermo. E così gli agricoltori continuano a vedere passare, quel liquido prezioso, l’acqua, come una speranza che si trasforma in beffa. Perchè l’acqua da Grotticelle scorre verso il fiume Gela e da lì nel Mediterraneo. Questo è il bacino dell’assurdità, una diga quella di Disueri, costruita alla fine degli anni 80 e consegnata dopo 15 anni con una spesa di circa 250 miliardi di lire di soldi pubblici, è il serbatoio di un comprensorio di quasi 300 aziende, quasi tutte piccole e ereditate. Una diga che aveva provocato durante la sua costruzione una guerra per contendersi l’appalto di quello che  era considerato l’affare del secolo, di quell’opera simbolo della magnificenza della Cassa del Mezzogiorno. Oggi la diga di Disueri è ancora lì, nessuno se la contende.C’è l’invaso, ma ha una capacità limitata e nessuno più si chiede come mai fu costruito di gesso,

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