Disueri: la diga di gesso che non riesce a invasare acqua. Agricoltori in difficoltà

 

Continuano i disagi per gli agricoltori della Piana di Gela, ma anche dei carciofeti di Niscemi, per non considerare le serre di Acate e Vittoria e, dall’altro, l’ortofrutta a campo aperto di Butera, quasi accarezzando Licata.Gli impegni assunti dal Governo regionale nei confronti di Gela e Niscemi, per risolvere le criticità della Diga Disueri e permettere l’invasamento dell’acqua necessaria alle coltivazioni, non sono stati rispettati. Per tale ragione  i responsabili della Cia (Confederazione italiana agricoltori) e dell’Upa (Unione provinciale agricoltori)  Totò D’arma, Nino Collura, Gaetano Rummolino e Paolo Maganuco, annunciano una mobilitazione. La diga Disueri, , connessa alla diga Cimia, avrebbe 28 milioni di metri cubi d’acqua  come capacità,  ma ne può invasare pochissima e nonostante la pioggia di questi giorni si continua a “buttare l’acqua a mare”, che avrebbe invece potuto se fosse invasata, garantire il fabbisogno agricolo nei periodi estivi. Nell’invaso c’è un problema di sicurezza, dovuto ad un crollo della spalla destra (prevedibile perchè  è stata costruita in gesso) ed è una diga che funziona ben al di sotto della sua potenzialità. Una diga che è costruita alla fine degli anni 80 e consegnata nel 1996 dopo una spesa di circa 250 miliardi di lire di soldi pubblici, e che sarebbe dovuta essere il serbatoio di un comprensorio di quasi 300 aziende. Stessa criticità si ha per la diga Comunelli, che è stata fatta interrare e ad oggi è fuori servizio.  Questi problemi si aggiungono a quelli derivati da decisioni del governo centrale, come l’Imu agricola, che è stata un’ulteriore stangata per gli agricoltori. “Nonostante  manifestazioni, denunce, incontri e impegni assunti, continua questa vergognosa questione”, dicono gli esponenti di Cia e Upache  non vogliono passerelle per fantasiose e futuribili progetti, ma riscontri concreti per risolvere i problemi atavici. “Volgiamo da parte anche dell’amministrazione locale  atti concreti rivolti allo sviluppo agricolo”, asseriscono gli esponenti delle due organizzazioni.   Tra l’altro nel protocollo firmato il 6 novembre al Mise per la riconversione della Raffineria non esiste nessun piano specifico rivolto all’agricoltura, nonostante si parli di rilancio. “L’amministrazione locale – dicono gli esponenti delle due organizzazioni – deve alleviare difficoltà degli agricoltori e incidere con maggiore impegno nei confronti del Governo Regionale per evitare la messa fuori esercizio delle dighe.