Divieto di salvare un randagio: i volontari di Gela aspettano incontro con il sindaco

Sperano di poter incontrare il sindaco o il vicesindaco le associazioni animaliste di Gela, per cercare insieme delle soluzioni al decreto n. 2164/2017 emanato dall’ex assessore alla Salute Baldo Gucciardi, che “vieta tassativamente di soccorrere e salvare cani randagi nel territorio sancendo controlli serrati e multe sia ad Associazioni di volontari che privati”,  decreto che è stato adottato due dirigenti Asp delle Province di Agrigento e di Caltanissetta.

Secondo tale legge è impedito ai volontari di soccorrere, accogliere e di microchippare i cani ritrovati nel territorio. Si tratta delle disposizioni per la corretta custodia e per la registrazione nella anagrafe degli animali d’affezione e Norme per la corretta movimentazione di cani e gatti.

Prima di tale nota il lavoro dei volontari consisteva nel salvare un randagio per darlo in adozione. La procedura prevista dalla legge 15/2000 richiedeva, infatti , che il cane, prima dell’adozione, avesse un libretto sanitario in cui risultasse il numero del microchip con i relativi vaccini.

Con questo nuovo decreto non si potranno più prelevare randagi dal territorio poiché, nel momento in cui il cane dovrà essere microchippato, il veterinario ha l’obbligo di segnalarlo all’Azienda Sanitaria locale, la quale una volta conosciuto il nome di chi ha salvato il cane, farà scattare la relativa sanzione.

Una norma che sa dell’incredibile, visto che non permette più a nessuno di salvare o mettere in sicurezza qualunque cane trovi nel suo cammino, nemmeno un cucciolo solo, affamato ed impaurito. I volontari lanciano l’allarme poiché , questa nuova normativa aumenterà il fenomeno del randagismo nella città di Gela, ma non solo, in tutta la Sicilia.

In poche parole i cani devono esserre prelevati da personale specializzato e autorizzato, portati nei canili sanitari dove restano in osservazione per dieci giorni e microchippati, e solo dopo possono essere dati in adozione.

La norma prevede che le Associazioni animaliste regolarmente iscritte all’Albo regionale ma non convenzionate con i Comuni o prive di rifugi riconosciuti non potranno più richiedere, come avveniva ormai per consuetudine, l’affido diretto di un randagio, seppur dopo verbale di ritrovamento della Polizia Municipale competente e pur garantendo di effettuare i regolari controlli sanitari presso l’ASP convenzionata.

Inoltre la norma prevede il divieto di microchippare cani superiori di due mesi ai privati cittadini che non siano proprietari della fattrice identificata e registrata nell’anagrafe provinciale. Questo divieto sta già provocando un aumento esponenziale degli abbandoni per timore di incorrere nella sanzione di 172 euro prevista in questi casi dalle stesse note ASP, e dissuade i proprietari di animali di età superiore ai due mesi ma non ancora registrati all’anagrafe a microchipparli secondo quanto previsto e sancito dalla legge, anche se il detentore dell’animale manifesta la propria volontà di voler effettuare la corretta registrazione all’anagrafe del proprio o dei propri animali.

In poche parole i cani e i gatti non possono essere soccorsi, nè microchippati, lo dovrà fare il Comune che da 20 anni non lo fa per mancanza di servizio, personale strutture e mezzi.

Le Note Asp stanno generando il panico presso le associazioni che detengono già dei randagi pronti alla adozione, ma che non possono consegnare perchè non è più possibile microchipparli, pena la sanzione. Quindi se si trova un cane o un gatto randagio bisogna lasciarlo da solo, a morire di freddo, fame, sete, privarlo dell’affetto perchè la legge impedisce di prenderti cura di loro.
Già la Caas (confederazione associazioni animaliste Regione Sicilia ha chiesto di incontrare, la prossima settimana, i Dirigenti delle due Province coinvolte, Agrigento e Caltanissetta.

“Le note hanno delle gravi pecche: se il Comune è convenzionato con un canile aumenterà la spesa pubblica (più cani in canili ; se il Comune non è convenzionato con un canile (come spesso accade ) il cane rimane sul territorio, senza microchip, senza sterilizzazione ed alimenterà il randagismo e le malattie ; se il cane è ferito e il Comune non ha un canile sanitario, né una convenzione con un canile/rifugio, il cane rimarrà a morire sul territorio (reato uccisione di animale 544 ter c.p.) ” Ha affermato Caas.

“Per quanto riguarda il divieto di microchippatura le Asp Veterinarie di Agrigento e Caltanissetta hanno già elevato multe a chi ha manifestato l’intenzione di microchippare il proprio cane. Così facendo, il lavoro dei volontari e dei Comuni virtuosi volto alla sensibilizzazione dei cittadini verso la microchippatura diventa pertanto vano.
Inoltre viene meno il ruolo dei veterinari (privati) nella prevenzione del fenomeno del randagismo, limitando le loro autorizzazioni alla microchippatura soltanto a cuccioli di fattrici registrate all’anagrafe.” Ha aggiunto Caas.

L’altra novità riguarda soprattutto il cosiddetto “modello A”. Si tratta di disposizioni obbligatorie secondo l’articolo 1 del decreto, applicate ai “casi di trasferimento del possesso di cani e gatti tra privati, tra rifugi e tra rifugi e privati sia all’interno della Regione, tra province diverse, e sia per trasferimenti extraregionali quando il numero degli animali da trasferire è superiore a due unità”.
Ma se il modella A che accompagna il viaggio degli animali, dovrebbe combattere radicalmente l’opacità di certe trasferte improvvisate, rende ancora più complicato alle associazioni di volontari di trovare una famiglia agli animali accolti proprio perchè ” poiché da talune Asp è stata richiesta la produzione del Modello A a pagamento anche per un unico cane da trasferire fuori Regione. Inoltre il decreto sembrerebbe richiedere anche per il trasferimento di proprietà di cani/gatti da privato a privato sia il Modello A che la sterilizzazione obbligatoria.

Questo è illegittimo, in quanto nessuna legge italiana impone la sterilizzazione degli animali domestici intestati ai privati e le normative in materia di movimentazione non fanno riferimento ai trasferimenti di animali tra privati. Inoltre nessuna precedente legge o regolamento il modello A viene richiesto per il trasferimento di cani tra province della stessa Regione, come invece richiede il decreto assessoriale.”