Daniele Tignino: quando i dj nascono punkabbestia

Lo conosciamo principalmente come dj, produttore e remixer di grande successo nonché membro dei Ti.Pi.Cal. In realtà non vi è un ruolo in cui Daniele Tignino si rispecchia maggiormente. Anzi, alle domande sulla carriera preferisce parlare del suo rapporto col territorio di provenienza e su quello che la musica ha rappresentato nei luoghi in cui ha messo piede. Soprattutto adesso che dopo un lungo periodo a Taormina ha deciso di tornare a Gela con nuovi progetti e la stessa voglia di innovarsi. Forse molti non sanno che, prima di imparare ad utilizzare il campionatore da autodidatta, da adolescente amava suonare la batteria e ascoltare musica ben diversa dalla raggaetone di adesso che lui stesso finge di apprezzare.Ironizzando anche sulle sue origini “dark” in quest’intervista mi parla di come sia sempre stato uno sperimentatore.

Cominciamo dall’inizio: l’adolescenza e la musica new wave , quella dei Cure, degli Smith, il rock di Billy Idol, o il punk di Nick Cave. Tutto poco noto alla maggior parte dei giovani Come nasce la tua  passione per la musica?  Con quanti condividevi in una città come Gela la passione per tale genere musicale?

Devo molto alla voglia di differenziarsi sempre dagli altri e non seguire mai la scia. Da ragazzino non mi fermavo a quello che passavano in radio ma mi piaceva scoprire nuove cose. I miei primi dischi furono dei Creedence Clearwater Revival, dei Deep Purple, Genesis, Traffic…. e roba così. Poi a 14 anni feci Time Out, il mio primo programma radio di musica underground. Inizialmente in discoteca  ero mal sopportato dai “fighettini” del luogo, perché non avevo ancora una grande tecnica e mettevo roba inaudita. Era la musica che piaceva a noi che ci vestivamo “dark”, quindi perché non proporla qui se nel resto del mondo andava bene? Per fortuna c’era una parte di gelesi “alternativi” che mi appoggiava. Ma non appena qualcuno ha sentiti in altri posti le stesse cose che mettevo io si sono ricreduti e hanno capito che ero avanti.

Che ricordo hai del Koala, mitica discoteca gelese degli anni ’80?

Fantastici! Era un po’ il sequel de La Febbre del sabato sera, c’era di tutto ma l’atmosfera era meravigliosa anche se chiudeva all’una. Era un po’ il beautiful nostrano,  ma allora era diverso lo spirito di chi andava a ballare. Ma vorrei citare altre belle realtà Gelesi  come Il Planet o  i primi Malibù e Caligola… che si sono persi nel tempo, purtroppo.

Hai vissuto per lungo tempo a Taormina, adesso sei tornato a Gela. Cosa ti lega a queste due città?

A Taormina oltre ad essere uno dei posti più belli al mondo c’era la più bella night life del sud Italia, ma negli anni  è andata indietro mentre il mondo cresceva. Per chi l’ha vissuta come l’ho vissuta io non aveva più senso continuare a viverci. È la dimostrazione di come le realtà politiche siciliane riescano a distruggere quanto di più prezioso abbiamo in Sicilia. Il problema sta nelle persone che hanno governato la nostra terra, ma anche in chi vi abita. Abbiamo infangato e distrutto una delle terre più belle del mondo. Così sono tornato temporaneamente a Gela dai miei affetti e dalla mia famiglia.

Pensa che nel 2009 Jim Kerr propose di organizzare un festival rock di tre giorni al teatro greco. Nella lista dei partecipanti figuravano nomi come Duran Duran, David Bowie, Elton John, Tina Turner, Joe Jackson. Una sorta di medley dove una band di base sarebbe stata accompagnata da un’orchestra e poi gli altri cantanti si sarebbero uniti mano a mano. Ma il sindaco di allora scartò l’idea con una scusa insignificante e ridicola. “F**k Taormina” fu la risposta di Jim.

A Taormina hai conosciuto Jim Kerr dei Simple Minds, diventandone amico.

Conobbi Jim casualmente tramite un amico in comune durante una partita di calcetto. Ai tempi i Simple Minds erano poco ispirati e in stand by  e Jim era moralmente ed artisticamente scarico. Parlando negli spogliatoi gli dissi che ero un produttore e che scrivevo canzoni e lo invitai nel mio studietto a sentire i miei pezzi.

In realtà non speravo che accettasse l’invito, ma quando venne nel mio piccolo studio gli scattò la molla che lo fece rimettere in gioco. Tutt’ora i Simple Minds sono sulla cresta dell’onda, mi mandano le foto dei loro tour. Attualmente stanno promuovendo il loro ultimo album che rivede i loro grandi successi in versione acustica. In tour vi sono tre elementi della formazione originale più una  batterista donna da paura e KT Tunstall. Jim tutt’ora me lo riconosce e io sono veramente grato di aver contribuito al risorgimento di un gruppo così importante.

Cosa puoi dirmi dei Coldplay? C’è chi li accusa di aver plagiato i Ti.Pi.Cal.

Una casualità nata da una serie di coincidenze. Da grande fan dei Coldplay andai a conoscerli nell’albergo di Jim Kerr a Taormina. Dovevano girare il video di Violet Hill sull’Etna, mentre io avevo girato il video di Take Your Time col progetto The Love Bite al Castello degli Schiavi di Fiumefreddo, stessa location de Il Padrino. Lì nelle cantine Battiato girò Shock in My Town.

Venne convocata una troupe da Londra, esaltata di trovarsi nello stesso posto dov’è stata realizzata una delle pietre miliari del cinema. Proposi allora ai Coldplay di girare alcune scene nello stesso posto. Appena entrato dal cancello, Chris Martin restò affascinato e mandò un messaggio alla moglie Gwyneth Paltrow.

Passammo una bella giornata, si era creato un buon rapporto. In realtà nella musica dance gli accordi sono spesso simili. Anzi, probabilmente nemmeno il brano dei Ti. Pi. Cal. armonicamente era così originale.

Dopo l’Italia è arrivata anche l’Europa: hai suonato a Ibiza, Londra, Parigi, Bucarest. Preferisci lavorare in Italia o all’estero?

Purtroppo sono pochi i locali in Italia dove ti puoi realmente esprimere. Il dj ormai serve più da PR per il locale, più che clubbing sembra un supermercato. La gente non viene più perché il posto è ben gestito ma perché quello gliel’ha portato.

Viviamo in un periodo di grande piattume musicale: le scalette e le playlist sono sempre le stesse e c’è poca inventiva. All’estero ti chiamano perché sanno quello che fai e soprattutto vedi più disponibilità da parte della gente ad ascoltare cose nuove.

Ma qualcuno direbbe: “Se io musicista campo di musica, perché dovrei cambiare repertorio se la gente vuole quello!?”

Perché non hai le p***e. O fai il musicista o fai il jukebox, perché essere musicista significa crescere e confrontarsi con gli altri. Con il minimo garantito non dai emozione e piuttosto che sentire la cover di Whitney Houston preferisco ascoltare l’album originale.

Se poi non hai le persone che ti tirano fuori il meglio quello sei e quello rimani, ma non bisogna mai smettere di proporre. Per la stessa ragione avevamo deciso di sciogliere i Ti.Pi.Cal., perché malgrado andassimo alla grande quel tipo di musica e di mondo non mi rappresentava più, era diventato troppo stressante e i ragazzi l’hanno compreso. Io vivo di musica, di emozioni…. e sinceramente non le stavo provando più.

Quale è la ricetta giusta per sfornare il giusto pezzo dance?

Non c’è una vera e propria ricetta ma una serie di combinazioni: genialità, casualità, fortuna. La musica è talmente di consumo che se un disco lanciato negli anni ’90 è rimasto un successo, purtroppo ad oggi un disco dura sei mesi.

Quantomeno una volta avevi un supporto, un CD o un vinile, mentre adesso basta un link. Anche farsi una cultura musicale è fondamentale per il mio mestiere.

Psycho Radio è un altro tuo successo: cosa cambia rispetto ai Ti.Pi.Cal.?

Si tratta di un progetto molto sperimentale nato nel 2003 in Inghilterra e durato quattro anni. Il primo disco, In the Underground fu inizialmente considerato una ciofeca dalla prima importante label a cui lo proposi, ma la label successiva ha creduto nel progetto così esplose il fenomeno Psycho Radio.

Ho inciso tre dischi tutti andati bene nelle chart inglesi. Ho ripreso il progetto nel 2016 con la stessa formula e ho avuto un ottimo riscontro da parte degli addetti ai lavori, mentre un po’ meno radiofonicamente. Ma a me sta bene, è un progetto che così è nato e così deve continuare a vivere.

I tuoi progetti futuri?

C’è in corso una collaborazione con Giuliana Fraglica , oltre al nuovo Psycho Radio e ad un altro progetto con una giovane cantante siculo maltese. Ma non mi dispiacerebbe trovare nuova gente da cui trarre linfa artistica.