Domani giornata decisiva del processo Clorosoda

Domani giornata decisiva per i familiari dei lavoratori deceduti all’impianto clorosoda, definito impianto Killer, dello stabilimento Eni di Gela. Il gip deciderà se sulla scorta delle perizie effettuate, rinviare a giudizio 17 imputati o archiviare il procedimento. Gli imputati sono ex funzionari o direttori dell’ex Anic, accusati di omicidio colposo e lesioni aggravate nei riguardi dei 13 dipendenti del reparto deceduti, e dei 105 che che hanno subito un danno biologicamente permanente. Attivo dal 1971 e chiuso nel 1994, il reparto “Clorosoda” è finito sotto la lente di ingrandimento della Procura nell’ambito di una maxi indagine. Una battaglia che un gruppo di dipendenti costituitesi in comitato hanno iniziato nel 2006. La prima udienza si è tenuta nel 2012. Nell’udienza del primo ottobre secondo i periti nominati dalla Procura non ci sarebbe stato il nesso causale tra la morte o le malattie dei dipendenti e le condizioni del reparto. A volere il rinvio per domani sono state la Procura e i legali delle parti offese, poiché non hanno ancora avuto il tempo necessario per valutare la relazione dei consulenti nominati dal Tribunale, consegnata solo 10 giorni prima dell’udienza. E proprio su questi consulenti non sono mancati i dubbi e perplessità. Innanzitutto perché si è trattato di medici, e in quanto tali, non avrebbero la competenza per ricostruire il funzionamento dell’impianto. Infatti se non sanno che sostanze venivano usate nell’impianto killer, come fanno a stabilire un nesso di causalità con le malattie e le morti? Ma c’è anche un altro interrogativo che, le vittime, quelle rimaste vive, o i familiari, si pongono. Questi medici, che sono quattro, sono docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. E proprio l’Eni, attraverso il progetto ‘Gemelli Insieme’, risulta finanziatore di questo ateneo. Motivo per cui le parti offese che hanno chiesto ai giudici di verificare se non ci siano state incompatibilità
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