Don Luigi Petralia: l’amministrazione dovrebbe inaugurare la crescita della periferia degradata

Il riscatto di Gela deve partire dalla periferia, dove c’è il degrado e povertà. L’amministrazione dovrebbe inaugurare, non una nuova strada o piazza o statua, ma la crescita delle persone. È questo quanto sottolineato da Don Luigi Petralia, parroco della chiesa di Santa Lucia, sita nel quartiere Scavone, uno dei più degradati della città, lasciato nel totale abbandono da parte dell’amministrazione comunale. “Un quartiere dove nessuno lavora- ha detto don Luigi Petralia – e in tanti sono in carcere, aggravato negli anni da scelte disastrose dell’amministrazione, ghettizzandolo e facendolo diventare invivibile e irraggiungibile”. Oggi l’unico aiuto alla gente che vive separata dal resto della città, arriva dalla chiesa, che spesso organizza raccolta alimentare e di vestiario. “Ogni mattina – ha detto don Petralia – la gente viene a scegliere i vestiti più adatti alle proprie esigenze. Noi come parrocchia, grazie anche alla generosità delle persone che frequentano la Chiesa, facciamo quel che possiamo, ma è ovvio che ci sono alimenti, come la carne, che è difficile comperare con i soldi della raccolta. Ci sono tanti bambini che vanno a scuola senza portare con loro un panino, in quanto i genitori non hanno i soldi per poterlo comperare”. Il quartiere è lasciato in uno stato di totale abbandono, erbaccia e immondizia sparsa dappertutto, illuminazione scarsa e assenza di  spazi ricreativi, oltre a strutture fatiscenti.  Il prete ha affermato che il dramma della povertà che vivono i ragazzini del quartiere alimenta il disamore nei confronti della scuola, verso cui nutrono una sfiducia sulle possibilità lavorative che essa possa dare. “Noi, come gli anni passati, organizziamo , grazie ai volontari, un doposcuola per i bambini e i ragazzi del quartiere che hanno bisogno di un sostegno didattico” ha detto Don Luigi Petralia. “Cerchiamo – continua il prete – di far innamorare i bambini della scuola, perchè è la cultura che fa l’uomo, come l’uomo fa la cultura”.

Tagged with: