Don Luigi Petralia, sulla questione Eni: “Gela trattata come carne da macello”

 “Livorno è stata rimessa in gioco e Gela ridotta al lumicino. Perché?”. É questo ciò che ha scritto  il prete della chiesa “Santa Lucia” di Gela, don Luigi Petralia in una lettera  inviata al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il parroco accusa il premier di “ripercorrere la vecchia politica antimeridionalista dei suoi predecessori e di tutelare la Toscana a discapito della Sicilia”. “Il governo – scrive don Giuseppe Petralia- si è opposto  e ha ottenuto un cambiamento di rotta dalla direzione dell’Eni”. L’Eni fino a pochi mesi fa intendeva incrementare la raffineria di Gela e chiudere quella di Livorno. Ora c’è un cambiamento di rotta. “Questo Lei, Pres. Renzi lo ha fatto, per la sua Toscana”. Ha aggiunto il prete.  “Noi, purtroppo, non abbiamo avuto una classe politica regionale e locale in grado di fare altrettanto per Gela” sottolinea. Il parroco teme per i posti di lavoro che potrebbero andare perduti. “La scelta dell’Eni, che il petrolchimico di Gela diventi una bio raffineria ed escluda la raffinazione del petrolio, è senz’altro un passo indietro”.  Don Giuseppe Petralia denuncia “una politica a due binari, non per una Italia ma per più Italie” con un investimenti al nord  e disimpegni al Sud. “Denunciamo – scrive don Luigi – l’ingiustizia di vedere Gela trattata come carne da macello”. 

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