Donazione di organi e progresso della civiltà.

Sulla carta di identità dei gelesi assenso o dissenso alla donazione.

Amore verso il prossimo, principio di civiltà, dono incondizionato, solidarietà umana. A questi valori è improntata la scelta etica alla base della donazione degli organi e dei tessuti, a seguito di accertata morte cerebrale. Anche sotto quest’aspetto la Sicilia si attesta, purtroppo, fanalino di coda della Penisola con una percentuale quasi doppia di persone morte per non aver ricevuto in tempo il trapianto dell’organo ammalato.

A Gela sono in corso da diversi anni – grazie all’intervento dell’ADMO –  eventi di informazione e sensibilizzazione sull’argomento, al fine di consentire scelte consapevoli e informate. Proprio in questi giorni è stato organizzato un corso di formazione dal Centro Regionale Trapianti della Sicilia diretto agli operatori/dipendenti dell’ufficio anagrafe del Comune di Gela.

Perché proprio Gela detiene attualmente un primato di cui andare orgogliosa: è il 47° comune su 390 ad aver aderito al progetto nazionale “una scelta in Comune” che consente a tutti i soggetti maggiorenni –  nel momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità – di esprimere assenso o dissenso alla donazione post-mortem dei loro organi. Il primo ad avere espresso il suo assenso è stato proprio il primo cittadino. È un fatto certo del resto che la popolazione gelese non abbia mai mancato di far sentire la sua solidarietà sul fronte salute, se si guardano i dati relativi al cospicuo numero di donazioni di sangue e di midollo nonché il crescente aumento di donazioni di cordone ombelicale.

E’ necessario rafforzare l’idea che la morte cerebrale è cosa ben diversa dal coma vegetativo che contempla la perdita più o meno prolungata dello stato di coscienza, pur non intaccando le funzioni cerebrali che risultano invece irrimediabilmente compromesse nel primo caso, condizione questa documentata con esami clinici e strumentali prescritti dalla legge.  Peraltro l’affidabilità del processo che dichiari lo stato di morte cerebrale è devoluta ad un’equipe di medici non coinvolti nell’attività trapiantologica per evitare eventuali intromissioni di interessi poco virtuosi. Il collegio medico formato da un’anestesista-rianimatore, un medico legale e un neurologo osservano il perdurare della condizione irreversibile per sei ore consecutive che diventano 12 nel caso di bambini, prima di accertare lo stato di morte cerebrale.

Il testamento biologico è la vera eredità del futuro, una conquista di civiltà, una testimonianza d’amore controcorrente in un mondo sempre più rinchiuso su se stesso, popolato da un’umanità materialista e capitalista, concentrata sulla competizione e sul proprio utile. È un atto di gratitudine verso la generosità del mondo. È necessaria la sua accettazione. Ma è pur sempre un dono e quindi caratterizzato da gratuità nella sua essenza. Il senso più alto di amore, l’amore incondizionato che non chiede niente in cambio. Quello che dà la vita, l’amore che si fa vita.

La sensibilità sull’argomento si fa sempre più forte. Molte direttive europee regolamentano tutto il complesso meccanismo che va dall’espianto all’impianto degli organi, passando per la conservazione e il trasporto degli stessi. La Costituzione europea vieta il trapianto mercenario per evitare di fare del proprio corpo o di parti di esso una fonte di lucro. Sulle stesse posizioni si attesta l’Italia.

La legge n. 91/99 ha previsto la figura del silenzio-assenso al fine di promuovere questa forma massima di amore e solidarietà verso il prossimo. Anche se ancora vigono le norme transitorie che esigono il consenso e il dissenso esplicito, pertanto qualora manchi il primo, la presunzione di consenso viene superata dalla possibilità per i parenti stretti di avanzare legittimamente il dissenso alla donazione. La tendenza in atto è quella di esonerarli in un momento di grande dolore e disorientamento dall’imbarazzo di prendere una scelta così difficile e personale.