“Una donna speciale come poche”, il ricordo di Nuccia Vullo e torna il problema sicurezza stradale

Una serata trascorsa in pizzeria con la famiglia, in compagnia del marito, rientrato per qualche giorno dal lavoro fuori e le due figlie. Un lunedì sera diverso dagli altri che non doveva finire così.

Una tragedia inspiegabile e inaccettabile quella di Nuccia Vullo, parrucchiera di trentacinque anni, la cui vita è stata stroncata prematuramente sull’asfalto della via Venezia, una delle arterie più trafficate a Gela, ponte di collegamento tra le parti est e ovest della città. Una comunità ancora incredula e scossa per quanto accaduto e che adesso chiede giustizia per questa famiglia lacerata dal dolore.

Nuccia era conosciuta a Gela per via del lavoro che faceva, apprezzata e stimata professionalmente e ben voluta da tutti. Una persona sorridente e meravigliosa come poche, la descrivono così oggi alcune persone.

“Sei stata una donna speciale – ha scritto qualcuno – lavoratrice gentile e sempre con il sorriso, adesso sei un angelo, veglia sulle tue figlie e su tuo marito.Non posso ancora crederci, non si può morire così…senza parole!”. “Spero che almeno la tua piccolina possa salvarsi – ha aggiunto qualcun altro – sei stata una di quelle persone che con tanta semplicità era capace di farsi amare. È stato ingiusto, meritavi solo tanta felicità, meritavi di vedere la crescita delle tue bambine e di gioire con tuo marito. Piccolo angelo, veglia dall’ alto sulla tua famiglia e continua a sorridere come solo tu sapevi fare”. E ancora: “Una persona dolcissima, meravigliosa…nessuno era come te!”.

Un dramma a cui non si può e non si vuole credere, perché non si deve morire così. E torna a far parlare, come del resto avevamo fatto proprio pochi giorni fa, la questione sicurezza stradale per veicoli e pedoni. Proprio la via Venezia infatti è sempre stata oggetto di critiche e preoccupazione da parte dei cittadini, che ne hanno più volte denunciato la pericolosità. Oggi, giornata di dolore per Nuccia e di speranza ancora per la figlia più piccola Ludovica, si chiedono ancora una volta interventi: dossi artificiali, dissuasori della velocità, controllo elettronico della velocità e soprattutto coscienza alla guida.

Non c’è divieto o multa che intimoriscano, se si guida senza responsabilità. Nuccia meritava di vivere, Nuccia doveva vivere e continuare a essere la mamma delle sue figlie e la moglie di suo marito. Oggi per lei parlano le foto del suo volto sorridente e i ricordi di chi la conosceva. Non doveva morire Nuccia, non così, non ieri sera.