Dove sei? Avvocato catanese, alla ricerca della sua “vera” madre gelese. “Vorrei darle la possibilità di scelta”

È alla ricerca della sua vera storia e della sua madre naturale, di cui non ha mai saputo nulla, il giovane avvocato Armando Verborosso, che oggi ha 37 anni. Figlio  adottivo non riconosciuto alla nascita, l’avvocato vive e lavora ad Acireale, ma ha vissuto a Gela, nel quartiere Macchitella, i suoi primi anni di vita, assieme ai genitori adottivi, prima del loro trasferimento, avvenuto nel ’79, nella città etnea. Armando Verborosso è fermamente convinto che la sua mamma naturale sia proprio di Gela, ed è per questo che si è rivolto alla nostra redazione, ma ha già contattato anche il direttore della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”. E proprio nella puntata andata  in onda il 21 ottobre scorso, il giovane ha lanciato un appello ai suoi genitori naturali, all’’interno della rubrica “dove sei?” . Ma torniamo indietro nel tempo. Armando Verborosso sarebbe stato adottato da genitori catanesi, che hanno vissuto nel quartiere Macchitella per 15 anni, tra il ’67 e il ’79. “Sono nato il 13 novembre 1977 alla clinica Argento di Catania – ha detto l’avvocato – dove   c’è stata una donna che dopo avermi partorito ha dovuto rinunciare a me, dopodichè prima sono stato affidato per un tempo brevissimo all’Istituto per bambini abbandonati di Catania, ma poi sono stato adottato dai miei genitori Giuseppina e Giovanni, che dopo 13 anni di matrimonio non erano riusciti ad avere figli”. Armando ci racconta che fin da bambino ha avuto le informazioni sul fatto di essere stato adottato, proprio dai suoi compagni di gioco. “Con delle battute aluni bambini con cui giocavo, evidentemente informati dai genitori, mi avevano fatto capire chiaramente che quelli con cui vivevo non erano i miei genitori naturali”. Ma i genitori “adottivi”, non hanno mai confermato la verità ad Armando. “Sono sempre stati evasivi”, ha detto l’avvocato, che ha trascorso una infanzia e una adolescenza molto tranquilla. ” È  grazie a loro se oggi sono questa persona, se ho potuto studiare e avere la mia professione”. Armando sposato da pochi anni è ora alla ricerca di chi ha il suo stesso sangue. “Ricordo che mia nonna mi ha raccontato di due ragazzini di circa 15/16 anni, di cui la ragazzina con lineamenti molto intensi. Mi ha raccontato di una frequentazione molto intensa tra i due ragazzini,  che ha portato ad una gravidanza. Un frutto proibito a cui bisognava assolutamente rinunciare, e porre nelle mani degli adulti, per cercarvi un rimedio”. Una gravidanza di una quasi bambina,  in quel periodo non sarebbe stata mai accettata dai genitori. E Armando è fermamente convinto che si tratti della sua vera storia, quella raccontata dalla nonna. “Un racconto, quello di mia nonna troppo dettagliato, che fa persare ad una storia che conosceva benissimo”, ha sottolineato Armando.  Esistono veramente questi personaggi di cui la nonna ha parlato al nipote? “Sono convinto fortemente di sì, anche perchè i miei lineamenti, la mia capigliatura, sono introvabili in tutta Catania e dintorni, invece sono molto diffusi a Gela”. L’avvocato teme che accanto alla sua storia di adozione perfettamente in regola, ve ne sia una di illegale. “Mi è stata raccontata una storia parallela per nascondere quella vera”. Secondo la documentazione che l’avvocato ha ritrovato vi è stata una assistente sociale che nella sua relazione sullo stato di adottabilità dei genitori ha fatto una “descrizione troppo elaborata e non certo corrispondente perfettamente alla realtà”. Armando vuole ridare la possibilità di scelta alla madre naturale, quella possibilità che magari per ragioni economiche non ha potuto avere, o perché le hanno detto che il bambino fosse nato morto “C’erano delle pratiche molto diffuse allora in città che riguardavano la vendita di bambini per questioni economiche”. L’avvocato ha menzionato una legge che oggi è in vigore (art. 28 comma 7 della legge 184/1983) che stabilisce che quando la madre al momento del parto dichiara di “non volere essere nominata” al figlio non è concesso, “prima che siano trascorsi cento anni”, di potere conoscere l’identità della madre naturale. 

“Si tratta di una grande beffa poiché cento anni significa che il figlio morirà senza mai sapere”, ha detto l’avvocato che sottolinea come “l’Italia sia l’unica nazione in Europa e nel mondo a non concedere alla madre «il diritto al ripensamento».  L’avvocato ha asserito come in Italia via siano 400.000 italiani che come lui  sono pronti a raccontare le loro storie, spesso drammatiche, a metterci la faccia in tv, purchè tutto questo porti alla modifica della attuale legge. Ma intanto vi sono state parecchie sentenze che hanno portato a garantire il diritto del figlio adottato e non riconosciuto a conoscere le proprie origini. Questo diritto si attua sancendo “il diritto della madre al ripensamento”, cioè la possibilità per la madre di potere revocare -su istanza del figlio- la dichiarazione di volere rimanere anonima effettuata al momento del parto.

In virtù di cio la corte di Strasburgo ha già affermato a chiare lettere che l’Italia non ha mantenuto un giusto equilibrio fra i diritti e gli interessi contrapposti, e la Corte europea  ha affermato che la legge italiana non tiene in nessuna considerazione l’interesse del figlio adottato a conoscere le proprie origini. 

 L’avvocato ci ha informati che la Camera dei deputati avrebbe approvato con la (quasi) unanimità dei voti, il 18 giugno 2015 la modifica di detta legge.

“Adesso la legge è inspiegabilmente ferma al senato ed aspetta di essere calendarizzata”. Ha detto Armando

Con questa nuova legge il figlio adottivo potrebbe recarsi al Tribunale per i minorenni e chiedere per iscritto che il Presidente del Tribunale contatti con la massima riservatezza la madre naturale per informarla che il figlio vuole conoscerla: se la madre accetta allora si incontrano; viceversa se la madre rifiuta, allora non verrà interpellata mai piu’, ed il figlio dovrà rassegnarsi a non conoscerla.

“Non ci sono – ha detto Armando –  diritti successori, né altre pretese; c’e solo la voglia di capire chi siamo, da dove veniamo, perché siamo stati abbandonati. Vogliamo fare pace con il nostro passato e ricostruire i tasselli della nostra storia.”

Secondo l’avvocato molti Tribunali in Italia quali Roma, Firenze, Torino, Trieste, Trento, la Corte di Appello di Catania, oggi immediatamente contattano la mamma anche senza una legge, e le chiedono se ci ha ripensato.  Intanto da oltre dieci anni “il comitato per il diritto alla conoscenza delle origini biologiche”, capeggiato da Anna Arecchia, sta lottando per l’approvazione della nuova legge e rappresenta un punto di riferimento per tutti i figli abbandonati.

(Articolo di Filippa Antinoro)