Droga dalla Francia a Gela: i nomi degli arrestati

Questi i nomi degli arrestati durante l’Operazione “Odissea” che si è svolta la notte scorsa e che riguardava i responsabili del traffico di droga tra Francia e Gela. Un sodalizio con la Stidda: Emanuele Marino, Luigi Brigadeci, Giuseppe Marino, Salvatore Panarisi, Rosario Perna,  Daniel Major e Gaspare Valenti. L’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, ha portato all’emissione dei 7 provvedimenti di custodia cautelare in carcere, emessi dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Caltanissetta per i 7 uomini, ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Sono state ricostruite le dinamiche di un traffico di stupefacente, prevalentemente hashish, che dalla Francia e dalla Liguria, in un’occasione dalla Calabria e in ultimo da Palermo, veniva fatto affluire nel territorio gelese per la successiva distribuzione e vendita nell’area . Secondo i calcoli degli inquirenti, il giro d’affari era parecchio remunerativo, considerato che l’hashish veniva piazzato a 2.300 euro al chilo. Sono 11 gli episodi di spaccio documentati dagli investigatori dell’Arma tra il marzo del 2011 e il marzo del 2012, e che hanno potuto contare anche sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Una filiera che ha consentito agli inquirenti di contestare agi indagati il reato associativo finalizzato allo spaccio di sostanze stupefacenti. Giuseppe Marino che è stato arrestato il 19 marzo del 2012 alla periferia di Gela con un carico di 20 chili di hashish appena acquistati a Palermo, secondo gli inquirenti, insieme al fratello Emanuele residente in Liguria e già finito in manette perché trovato con ben 30 chili di hashish il 28 settembre del 2011, reggeva l’organizzazione insieme al nipote Rosario Perna che teneva i contatti con il romeno Mihai Daniel Major, il quale era ben agganciato in Francia con i narcotrafficanti marsigliesi, pensando poi a distribuire la droga agli agrigentini Panarisi e Valenti che in veste di grossi acquirenti erano gli ultimi contatti della cricca. Ma era Brigadieci, secondo magistrati e carabinieri, che metteva mano al portafogli e finanziava l’acquisto delle partite di droga. Lui che sborsava soldi contanti a Emanuele Marino prima che andasse a rifornirsi in Francia. E quando l’hashish viaggiavano lungo la Penisola fino alla Sicilia, l’ultima tappa era l’Agrigentino: qui vi sarebbero stati a disposizione Panarisi e Valenti che secondo gli inquirenti avevano molta disponibilità di denaro e clienti al punto da essere in grado di rivendere droga mai sotto i 20 chili.   “Si tratta di una organizzazione che aveva contatti con l’estero importanti e che si serviva di auto noleggiate in Francia e modificate con la creazione di doppi fondi per occultare la droga che veniva riversata nel mercato siciliano”, ha detto il procuratore Sergio Lari.  “In Europa, anche grazie a Schengen, è diventato molto più facile spostarsi. Emanuele Marino, sino alla data del suo arresto, vantava molte conoscenze nei fornitori francesi che in breve tempo erano capaci di reperire ingenti quantità di sostanza stupefacente”. Lari comunque non ha escluso che una fetta di questi guadagni finissero nelle casse dei clan stiddari di Gela. “Avendo coordinato indagini analoghe a Palermo, è verosimile sostenere che una quota fosse destinata all’organizzazione mafiosa”, ha aggiunto il capo della Dda di Caltanissetta.  Il  gruppo  prendeva molte precauzioni per non essere intercettao dai carabinieri che hanno decifrato i linguaggi criptici, attribuendo a parole come “tende”, “camion” e ” furgoni” il riferimento alla droga da smerciare. Una indagine complessa che dimostra la transnazionalità del narcotraffico e che si avvaleva della collaborazione del romeno Mihai che ben conosceva le strade secondarie che non erano controllate, sviando così le frontiere”.

Articoli correlati