Droghe leggere e fini terapeutici

E’ di questi giorni la notizia di un legale gelese che ha chiesto la scarcerazione per un suo assistito trovato in possesso di un quantitativo considerevole di hashish, normalmente incompatibile con l’uso personale, detenuto per fini terapeutici. Attraverso l’allegazione di documentazione medica e referti attestanti la grave patologia afferente il sottoposto, il legale ha chiesto la revoca della misura restrittiva al Tribunale del Riesame sul presupposto che la droga fosse utile alla cura della malattia o quantomeno ad alleviare lo stato doloroso a essa collegato.

Sebbene la liberalizzazione sia ormai alle porte, i Tribunali si attestano ancora su posizioni oltremodo contrastanti, e ciò sulla base di sensibilità personali dissimili circa il concetto di droga e i suoi effetti.  Ma se queste divergenze sono accettabili laddove le droghe leggere vengono assunte per scopi ludico-ricreativi, privilegiando i loro effetti psicotropi, meno comprensibile diventa negarne un uso terapeutico, alla luce delle attuali risultanze scientifiche.

Già nel 2001 con una sentenza passata alla storia, il GIP di Roma assolveva un imputato trovato in possesso di 3400 dosi di hashish sulla base di perizie tecniche – medico/legale e tossicologica – che evidenziavano gli effetti benefici per la patologia di cui era affetto l’imputato.

Anche una recente decisione del Tribunale di Marsala, risalente all’estate 2016, ha assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, riconoscendo una sorta di scriminante o causa di giustificazione nell’uso terapeutico della droga. E’ necessario, però, sottolineare, che al fine di superare la presunzione di spaccio in capo al prevenuto trovato in possesso di un quantitativo considerevole di droga, bisogna dimostrare al Giudice che l’uso di hashish o marijuana possegga un’efficacia terapeutica scientificamente comprovata per lo specifico stato patologico di cui soffre l’imputato e che un medico abbia prescritto all’uopo proprio quel rimedio, dato che non tutte le patologie sono trattabili con terapie a base di cannabinoidi.

Se tale principio è estremamente utile per alleviare stati dolorifici di varia natura nonché nel recupero da tossicodipendenze, la ricerca non ha ancora dato risposte certe circa il suo utilizzo per combattere allergie, cancro o malattie autoimmuni. E infatti, nell’assoluzione dettata dal Tribunale di Marsala, a convincere il magistrato era intervenuta anche la circostanza che registrava uno stato di tossicodipendenza e una grave patologia in capo all’imputato. Se a ciò si aggiunge che la droga venne rinvenuta in un blocco unico, diventa più intellegibile il ragionamento sotteso alla decisione del Tribunale, dal momento che di norma l’attività di spaccio richiede una preventiva attività utile al confezionamento del materiale in dosi prestabilite, da poter vendere su richiesta.

Ulteriori ipotesi di assoluzione per uso personale, al di fuori e al di là della scriminante terapeutica, ricorrono quando una magistratura illuminata incontra una difesa agguerrita e informata che si serva anche dell’apporto investigativo a favore del suo assistito. Elementi come l’essere incensurati, un’attività lavorativa in capo al prevenuto che garantisca la libertà dal bisogno ovvero un documentato impegno antiproibizionista, sono tutti indizi che potrebbero far propendere il giudicante verso l’assoluzione.