Dunkirk di Christopher Nolan è un nuovo canone per il cinema di guerra

Il meteo informa che l’estate è finita.

L’ingresso di Settembre ci ha chiesto di riporre i bikini nei cassetti e pensare a doveri, organizzazioni, ricalcoli di percorso.

Ma no, non voglio farvi deprimere. In realtà la fine dell’estate fa ricominciare qualcosa di speciale: Il Cinema.

Riposto bikini, telo mare e fenicotteri rosa ho fatto il mio ingresso al cinema. E che ingresso, visto che il primo film del mio personale autunno è stato Dunkirk di Christopher Nolan.

Il mio amore per questo regista è ormai consolidato da tempo e si rinnova ogni qualvolta regala al Cinema le sue perle.

Questa sua ultima fatica è da pochissimi giorni nei cinema e divide già. Ci sono quelli che hanno urlato al capolavoro quelli che lo hanno smontato e rimontato, quelli che lo hanno odiato.

Il film narra le vicende accadute nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale. Ci troviamo catapultati nella spiaggia di Dunkerque, le truppe tedesche stanno avanzando senza sosta, quelle britanniche tentano una ritirata proprio lì, sulla riva della Manica.

È un evento triste, è una disfatta importantissima, è la guerra.

Nolan sceglie il suo personale punto di osservazione, i suoi tempi. Il tutto si dipana su tre piani temporali e su tre punti di vista: un molo con 300 mila soldati confinati in attesa di essere salvati, i civili inglesi che hanno ricevuto chiamata per aiutare nei soccorsi, il cielo dove si continua a combattere.

Il tempo è diverso, rispettivamente un’ora, un giorno, una settimana. Scorre fluida la narrazione.

Non vi ricorda nulla? A me ricorda Inception, altro film splendidamente girato da Nolan.

Anche qui come per Inception tutto si ricongiunge alla fine.

Assenti ghirigori, la narrazione è snella, asciutta, tutto è reale, tristemente, terribilmente reale. I protagonisti non esistono e il cast è magniloquente, non conosciamo i nomi dei personaggi se non di qualcuno ma tutti i personaggi si sentono fino al midollo.

Si sente la volontà di salvarsi a qualsiasi costo. Al costo di essere dei vigliacchi, al costo di pensare prima alla propria pelle anziché a quella degli altri e tutti sono esattamente uguali.

La guerra è guerra per tutti e di fronte ad essa nessuna stella, nessun grado né altissima morale fa diverso un uomo dall’altro.

Emerge solo l’umanità, tutti possono morire e tutti possono vivere, tutti provano le stesse emozioni.

Non appare nessun eroe da copione americano. Nolan indaga nei suoi personaggi, non da spiegazioni, né da in pasto le loro storie di vita, non servono, non sono necessarie a raccontare la guerra e la volontà di salvezza di ognuno di loro.

Quando si sceglie di vedere un film incentrato sulla guerra si sa già, più o meno, cosa si vedrà. Qui i canoni non esistono più e Nolan sembra ridefinire il concetto, il canone del film di guerra.

Non vedrete sangue, né corpi martoriati, vedrete gli uomini, riconoscerete i segni del terrore. Vi tapperete le orecchie insieme a loro e ad accompagnarvi ci sarà il ticchettio di un orologio che scandirà il tempo che è quello di questa storia e della vita di questi personaggi.

Sarà il loro tempo ma anche il vostro e starete lì ad attendere un verdetto, il più crudele: Vivere o morire.