È possibile amare nel ventunesimo secolo?

Erich Fromm (1900-1980) era uno psicoanalista e sociologo tedesco, esponente di spicco della scuola di Francoforte; egli sostiene che l’Homo psychologicus di Freud è una creazione irrealistica come lo è quello economicus creato dall’economia classica. Per Fromm la ricerca psicoanalitica deve andare oltre la dimensione individuale e deve penetrare quei principi e quelle leggi che sottendono la natura umana. Fu autore di molte opere, che hanno fortemente influenzato gli studi di psicoanalisi, tra le quali “Avere o Essere?” e “L’arte di amare”.

Pubblicato nel 1956 dalla casa editrice Harper & Brothers, il saggio “L’arte di amare” è forse l’opera più importante di Fromm; il titolo originale è “The art of loving”. Fromm parte da una domanda fondamentale: Amare è un’arte oppure un’esperienza dovuta al caso? Egli svilupperà la prima ipotesi, definendo la seconda come immatura ed infantile (è appunto impossibile, dice l’autore, che nel ventesimo secolo si possa credere a una cosa del genere).

Amare è un sentimento che necessita un alto livello di maturità, destinato a fallire se non si cerca di sviluppare la propria personalità, raggiunto grazie a fede, umiltà e coraggio. La maggior parte della gente ritiene che “amare” voglia dire “essere amati”, dunque il loro problema è farsi amare, rendendosi amabili. Inoltre, si ritiene che il problema dell’amare sia l’oggetto, non la facoltà.

Viene spiegato che l’uomo che sa amare deve riuscire ad amare gli altri, ma anche se stesso. Egli deve amare anche la sua persona (non si parla di egotismo, ma di autostima), poiché solo apprezzando sé egli potrà apprezzare gli altri. Essendo l’amore un’arte richiede pazienza, pratica, responsabilità, volontà, premura, rispetto. Distinti i vari oggetti d’amore: si parla di amore fraterno (amore tra esseri simili, necessario per vivere; è la base su cui costruire la propria personalità sociale; ne deriva che chi non riesce ad amare gli altri, non riuscirà nemmeno a legarsi sentimentalmente a qualcuno), di amore materno (è la forma di amore più forte e duratura: il bambino è lo specchio della madre, è una parte di lei; l’amore materno durerà tutta la vita, poiché tra madre e figlio vi è un legame particolare, derivato dalla gravidanza; l’amore materno fa sentire al bambino di essere vivo, amato ed apprezzato; la madre è il conforto, la roccia, la spalla, il seno, la sicurezza su cui si fonda la vita del bambino), di amore paterno (forma alternativa a quella materna: non è scontato come quello materno; esso deve essere conquistato, dimostrando qualcosa al padre; egli rappresenta la legge e la giustizia, oltre che il potere), di amore erotico (il desidero di fusione completa, di unione con l’altra persona, diverso però dal desidero sessuale; quest’ultimo è un semplice istinto che deriviamo dagli animali, che non fa vivere il rapporto con amore, ma solo con passione; l’amore erotico è cura, premura, scoperta dell’altro, pazienza, attenzione, meraviglia, gioia: l’atto sessuale si unisce all’amore, creando l’esperienza più forte che un uomo possa provare), di amore per se stessi (non si parla di narcisismo, né di egotismo, né di quella “peste” di cui parlava Calvino, ma di un sentimento necessario per vivere in egosintonia) , di amore per Dio (qui Fromm parla delle differenze tra le religioni orientali e occidentali, antiche e moderne, discernendo i vari tipi di esperienze).

In ultima analisi, Erich Fromm parla della disgregazione dell’amore nella società occidentale contemporanea, derivata dallo sviluppo del capitalismo. Esso ha fatto staccare l’uomo da se stesso, dai suoi simili e dalla sua natura. È stato trasformato in un automa senza spirito, che utilizza le sue forze vitali solo per rendere di più al lavoro, dissimulando con la routine i sentimenti e le passioni.

L’autore conclude il libro affermando che per imparare davvero l’arte di amare bisogna praticarla. La teoria non basta, serve buttarsi ed iniziare ad amare. Disciplina, concentrazione, pazienza ed interesse saranno fondamentali. Inoltre, avere fede nell’altro è essenziale: richiede lo sviluppo di obiettività, umiltà e ragione ed è il passo che trasforma il sentimento da amore infantile e meramente sessuale ad amore maturo e profondo.

Il libro deve essere letto, non solo perché interessante e scritto brillantemente, ma perché cambierà la nostra concezione di amare. Non è assolutamente banale, né è la ripetizione pedissequa di teorie scontate ed infantili. È invece un libro profondo, che scava dentro il nostro io, che vuole scuoterci e farci svegliare da quest’opprimente sonno che vuole tutti uguali, tutti con gli stessi pensieri, tutti senza anima. Amiamo gli altri, amiamo noi stessi, amiamo il mondo. L’amore è il motore della vita, la causa primaria di tutte le cose e forse, oltre la ragione, l’unica forza che ci rende uomini. Dimenticare ciò significa rinnegare la nostra natura.

Articolo di 

f

Alessandro Giudice