Eccellenza gelese: Chiara Cocchiara una donna “ all’altezza”.

A 4 mila metri di altezza niente tacchi ma solo tute, caschi e bombole per la sopravvivenza. È stata l’ingegnere aerospaziale Chiara Cocchiara, reduce da una sperimentazione della vita su Marte, la protagonista del convegno “Una donna fra le stelle”, che si è tenuto il 6 maggio scorso presso l’aula Magna dell’istituto comprensivo Statale S. Quasimodo di Gela. Un evento che ha permesso ad alunni e docenti di interagire con un talento tutto gelese, che a soli 27 anni ha raggiunto obiettivi incredibili.

L’ incontro è stato fortemente voluto ed organizzato dalla docente di lettere Maria Tina Vitello che,  insieme al dirigente scolastico prof. Maurizio Tedesco, e l’ex dirigente uscente prof.ssa  Flora Montana Santamaria, presidente del convegno  Maria Cristina di Savoia, ha aperto  i lavori, presentando al pubblico, quello che dovrebbe essere  un esempio per i giovani.

Nata a Gela, Chiara Cocchiara, vanta un curriculum di tutto rispetto. Tre lauree specialistiche conseguite in Italia, Francia e Svezia. Attualmente il giovane talento, lavora a Darmstadt, in Germania,  come ingegnere di sistema a Eumetsat, il centro di operazioni spaziali per satelliti meteorologici.

L’ingegnere Cocchiara ha partecipato al programma della Mars Society nel deserto dello Utah, a quattromila metri d’altezza, dove sono state ricreate le condizioni di vita sul pianeta rosso. Chiara è  stata l’unica europea della squadra che ha simulato la presenza su Marte nel deserto stelle e strisce.

Nel 2015 ha vinto un premio come “Innovators under 35”, sezione Italia, conferito dal Massachusetts Institute of Technology.

Tra i suoi obiettivi c’è la diffusione della cultura spaziale fra le nuove generazioni, compito cui adempie come visiting professor alle Università di Wuerzburg in Germania e a Palermo, dove tiene un seminario su operazioni satellitari.

A parte Chiara Cocchiara, gli altri protagonisti del convegno sono stati  gli alunni, che  coadiuvati dai loro insegnanti, hanno preparato delle domande che hanno sottoposto all’ingegnere gelese, fra l’ammirazione e l’emozione .

 

L’incontro ha attuato a pieno uno dei principi su cui si basa l’istituto Quasimodo: learnig by doing.  

“Cosi facendo – ha detto il dirigente Tedesco – si creano delle esperienze più vicine alla realtà delle tematiche che si vogliono studiare. In questo caso non potendo ricreare il lavoro di un ingegnere aerospaziale abbiamo pensato ad un altro efficace metodo di apprendimento: l’ascolto delle esperienze direttamente dall’interessato”.

Sicuramente l’aspetto più  importante  su cui si è  puntato, è  che l’esempio di Chiara possa essere un monito nella sua accezione positiva, per tutti i giovani, perchè dimostra ampiamente che se  una persona riesce a scoprire i propri talenti, la propria vocazione,  impegnandosi a cercare di conseguire dei risultati, quasi sempre ce la fa.

E questo per i ragazzi risulta essere qualcosa di straordinario.

 

“Noi come scuola siamo chiamati a fare in modo che i giovani possano capire i loro talenti e possano coltivarli, e questo esempio della dott.ssa Cocchiara, ci dice a chiare lettere che non esistono talenti migliori e talenti peggiori. Proprio come affermava il grande fisico scienziato Albert Einstein: ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce per la sua capacità  di arrampicarsi sugli alberi, egli passerà  tutta la sua vita a credersi stupido”. Ha detto il dirigente, che ha sottolineato come  non bisogna sottovalutare i talenti di nessuno.

È  importante invece per la scuola capire che occorre rompere con una tradizione ormai vetusta, secondo la quale ci sono talenti, o discipline che valgono più delle altre.

“Dobbiamo essere – ha riferito il dirigente – una vera  e propria scuola delle competenze, punto di partenza imprescindibile,avere quella capacità  di farle venire fuori e di accompagnare i ragazzi in questa straordinaria scoperta delle loro potenzialità”.

 

“Chissa che i ragazzi  non possano appassionarsi alle stelle, e addirittura ad arrivare a conseguire la stessa laurea in ingegneria aerospaziale. Ma è importante comunque sottolineare che la conquista culturale e professionale di Chiara,  sia dovuta non solo alla sua intelligenza, ma soprattutto al suo forte desiderio di realizzare il suo sogno di bambina, intraprendendo degli studi che l’hanno appassionata e indirizzata verso il suo obbiettivo”. Ha detto Flora Montana, dopo aver fatto un excursus sulla storia e sulla condizione delle donne.

“Da non dimenticare però  che questo, altro non è, che la risultante di un lungo e travagliato percorso intrapreso da altrettante donne forti e caparbie del passato, che hanno cambiato la condizione e il ruolo della donna nella società  d’oggi.”. Ha aggiunto la Montana

E questo  lo hanno fatto proprio le alunne della prof.ssa Vitello: Aurora, Gloria, Mara, Sofia, Marta.  Giovanissime donne sì, ma con le idee molto chiare. Ammiratrici indefesse della loro compaesana, ma soprattutto orgogliose che una donna, possa aver conseguito una laurea ed intrapreso un lavoro, che fino a pochissimo tempo fa era considerato prerogativa maschile.

“Sfatiamo il mito che esistano lavori da uomini e lavori da donne”, hanno affermato le alunne.  

Ed  è proprio questo, il  motivo conduttore di tutto l’incontro: non solo diffondere la passione per la cultura spaziale fra le nuovi generazioni, ma  dimostrare che anche qui, nell’ombelico del mediterraneo, in  un piccolo paese che ha voglia di riscattarsi culturalmente , delle giovani menti acerbe, dimostrano invece di possedere una totale apertura, rispetto le coriacee barriere culturali, di una società ancora prettamente maschilista, che crede nell’antica distinzione fra mestieri maschili e mestieri femminili.

“La «nostra Chiara» (così la chiamano i suoi ex professori), è un punto di riferimento determinante,  per la sua crescita culturale, per la sua formazione mentale.

In  particolare la prof.ssa Angela Rinzivillo ex docente di filosofia, ha speso parole di affetto ed orgoglio per la “sua” alunna, la sua figlia spirituale, intellighenzia meravigliosa che si è  dimostrata una  donna “all’altezza” in tutti i sensi. All’altezza del suo ruolo, all’altezza di competenze tecniche, all’altezza di un team composto tutto da uomini. Ma soprattutto mente brillante, all’altezza di altrettanta umiltà , semplicità  e comunicatività.

E al stessa Chiara, all’inizio del suo intervento, ha chiesto deliberatamente di voler interagire con i ragazzi, dando loro la precedenza, e rispondendo a tutte le loro domande, con pazienza, col sorriso sulle labbra, con una tale luce negli occhi,segno tangibile di tanta passione ed amore verso il proprio lavoro e verso il prossimo. Ai ragazzi ha voluto lanciare un messaggio importante, esortandoli a non mollare mai: “ognuno di noi può realizzare i propri sogni, a prescindere dal settore”

Sì Chiara ha incoraggiato gli alunni che ha incontrato, poco più giovani di lei, a non abbandonare i loro sogni, solo perchè  essi sembrano cosi irraggiungibili o perchè gli altri li fanno vedere tali.