Ecco come stiamo suonando il rock.

Come avevo preannunciato in un precedente articolo sui trascorsi musicali gelesi, ieri sera ci sarebbe stata  la rinascita delle jam session alla sede Arci – Le Nuvole.

Appena nove giorni prima, per l’organizzazione l’amico musicista Salvatore Comandatore aveva contattato me, Marco Claude, Alessandra Callea, Chiara Galanti, Laura Giacomarro e altri amici aderenti alla rete Cantieri Sociali 3.0 e al Patto di Condivisione.

Non eravamo ottimisti al 100℅ sul fatto che in così poco tempo l’evento potesse riuscire.

Nell’apposita pagina Facebook chiamata “La mia banda suona il rock… E la tua?” abbiamo invitato tutti i musicisti e gli appassionati che conosciamo, aggiornandola man mano che  ci mettevamo all’opera, cercando di mettere da parte ipotetici attriti che spesso si manifestano anche nella paura di mandare una semplice notifica. Ma noi abbiamo contato che laddove non arriva la virtualità del web arrivano gli accordi di una chitarra.

Con poche risorse abbiamo creato una scenografia a forma di lego giganteschi che richiamassero i colori delle locandine Arci, abbiamo preso una scorta di bibite per creare un mini-bar e disposto dei tavolini in modo tale che con la luce soffusa dessero un’atmosfera da night club.

Qualcuno aveva dato il nostro appoggio pur non potendo esserci, qualcuno sorprendentemente ha confermato la partecipazione su Facebook e meno sorprendentemente si è presentato, qualcuno a gran sorpresa si è fatto vivo senza interagire con i social network. Talenti affermati come il trio di Simona Malandrino, Marco Giudice e Andrea Insulla e il gruppo costituito dai giovanissimi Tony Martorana, Ciccio Musumecisi, Francesco Sauna e Gianni Giarratana si sono esibiti elegantemente con amici come Massimo Paino, Giovani Mattina, Marco Ravalli, Filippo Greco, Angelo Fasciana, Marco Ravalli, Giovanni Amarù, Tony Di Pietro, Massimo Costa, Rocco Giudice, Nicola Morello, Iolanda  Abbate, Azaria Falci, Salvatore Maganuco, Guglielmo Didio Paolello e Sofia Trovato.

Insomma, un discreto numero di strumentisti assortiti per essere la prima di una serie di serate evento. È così che stiamo un po’ tutti suonando il rock, riappropriandoci di ciò che ci spetta. Poche risorse e le abbiamo sfruttate, senza “se” e senza “ma”. Abbiamo mantenuto i piedi piantati saldamente al terreno e siamo rimasti stupiti di quello che ne è venuto fuori, ma le prossime volte andranno ancora meglio.

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