Elezioni 2018: in Sicilia trionfa il Movimento 5 Stelle, tiene il centrodestra, sparisce il PD

Il day-after delle elezioni politiche nazionali 2018 del 4 marzo, ci consegna uno scenario che in Sicilia era stato riprodotto con una certa fedeltà qualche mese fa, quando, per le elezioni del presidente della Regione, vinte dal candidato di centrodestra Musumeci, la situazione che si delineò vide la coalizione di centrodestra spuntarla sul Movimento 5 Stelle (primo partito in Sicilia), seguiti tristemente dal Partito Democratico e dalla coalizione di centrosinistra, lontani anni luce dal gruppo di testa.

Molti analisti hanno sempre sostenuto che la Sicilia è il vero laboratorio politico d’Italia, una vera e propria cartina tornasole che riflette gli andamenti politici nazionali, e anche questa volta la nostra regione ha mantenuto fede a questa situazione che ci vede precursori delle tendenze politiche italiane.

E così in Sicilia si rafforza rispetto alle regionali la posizione dei pentastellati dato il plebiscito verificatosi in favore del Movimento 5 Stelle che ottengono quasi il 50% dei consensi (alle regionali si erano fermati al 38%), realizzando così il più classico “cappotto” aggiudicandosi tutti i 28 collegi uninominali (risultato che qualche anno fa era toccato a Forza Italia & Co.); questo successo va a confermare e rafforzare il trend nazionale che ha visto il Movimento, capitanato da Luigi Di Maio, diventare il primo partito (o meglio forza politica) d’Italia.

Il centrodestra è l’unico che ha provato a tener botta all’onda grillina, sia a livello nazionale dove ha sopravanzato di poco il Movimento, sia in Sicilia, dove ha ottenuto il 32% circa dei consensi (a fronte del 42% ottenuto a novembre 2017 per le regionali), con Forza Italia che porta a casa il 21% circa di voti e dove perfino la Lega riesce a racimolare circa il 5% dei voti, dato impensabile fino a qualche anno fa, superando anche Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia che si fermano poco oltre la soglia del 3%.

Letteralmente sgretolato il Partito Democratico, che esce con le ossa rotte da queste elezioni, e che vede confermare ulteriormente in Sicilia il suo momento nero, dove non riesce ad andare oltre all’11,5% circa di consensi, ben al di sotto della media nazionale del 18-19%. Un risultato questo purtroppo ampiamente prevedibile, visto l’andamento delle precedenti elezioni regionali dove il PD si era fermato al 13% dei voti, scomparso sotto i colpi di centrodestra e M5S.

Pessimo il risultato di Liberi e Uguali, il partito creato dai transfughi del PD in rotta di collisione con Renzi, e che in Sicilia non arriva neanche al 3% (contro il3,5% a livello nazionale).

La Sicilia aveva emesso le sue sentenze politiche già a novembre 2017, le elezioni nazionali di ieri hanno solo confermato il nuovo assetto della politica a livello nazionale. Con l’aggravante della mancanza, a livello nazionale, di una maggioranza politica assoluta che possa permettere all’Italia di avere un governo stabile; da oggi si apriranno dialoghi e consultazioni, e molti esponenti politici dovranno, giocoforza, guardarsi meno in cagnesco per evitare che l’Italia precipiti in una voragine di ingovernabilità che avrebbe come unica conseguenza l’ulteriore devastante paralisi politica e sociale, con conseguenti nuove elezioni entro pochi mesi.