Emigrare per sopravvivere: L’esempio della Cicogna Bianca

Da qui se ne vanno tutti , tutti lo sanno.

Eppure, a volte, qualcuno arriva, sceglie la piana di Gela tra tante altre e vi costruisce la sua casa: è la Cicogna Bianca.

A partire dalle immediate vicinanze del Castello Federiciano (dove si può osservare il traliccio più vicino alla strada) e per alcuni chilometri a seguire è possibile ammirare quella che è stata definita la nidificazione della colonia spontanea più grande d’Italia monitorata dalla LIPU che accoglierà la nuova prole per poi proseguire il proprio viaggio lungo le rotte migratorie,  richiamando  inevitabilmente  alla  mente  un  altro  flusso  migratorio:  quello umano.

Un  nido  di  rami,  bastoncini,  terra,  concime  e  foderato  d’erba  è  collocato  sopra  ogni traliccio dell’elettricità lungo quella che è conosciuta come la “Via dei campi Geloi”, un tracciato che si srotola lungo gli antichi territori dei Greci e i campi della piana di Gela, la pianura più estesa dell’area meridionale, che porta addosso in modo evidente i tanti segni degli avvenimenti storici di cui è stata protagonista e che si è fatta, oggi, grembo di di importanze botaniche e ornitologiche.

La Cicogna Bianca,specie estremamente gregaria al di fuori del periodo riproduttivo, forma coppie solitarie durante la nidificazione, come si può osservare percorrendo la piana dalla distanza tra un nido e il successivo.

Sono  uccelli  estremamente  territoriali  nella  difesa  del  proprio  nido  e  del  territorio circostante dagli intrusi, è il maschio della specie a rimanere sovente per ore sul nido mettendosi in mostra battendo il becco se qualche incauto curioso tende ad avvicinarsi troppo e si allontana solo per cercare cibo nelle immediate vicinanze dando mostra, ai passanti con i nasi in su , del loro elegante volo.

 

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  Foto di Fabio Cafà

 

Laddove sembra che più nulla attecchisca, laddove la vita sembra ostile e inaridita, nello stessopostodacuiintroppivanviapernontornare,apochecentinaiadimetridallo spettro del petrolchimico e dalle sue oscure ombre la natura ci beffeggia offrendoci ancora lo spettacolo della vita.

“La cicogna, che ama la quiete e l’unione, significa concordia” scrivevaAgrippa von

Nettesheim.

E chissà che la bianca cicogna non possa diventare, per la nostra città un simbolo e un presagio per una rinnovata comunione di sentimenti, propositi e idee per una gela che, schiudendosi, rinasca e impari a volare da sola.

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  Foto di Fabio Cafà