ENI, a un anno dal Protocollo, l’indotto chiede ancora risposte concrete sulla situazione lavorativa

Ennesima protesta dei lavoratori dell’indotto in Comune.

A un anno dalla firma del Protocollo d’Intesa al Ministero dello Sviluppo Economico per la delicata vicenda della Raffineria di Gela, la scena purtroppo è sempre la stessa, solito copione coi lavoratori che protestano per avere risposte concrete sul proprio futuro occupazionale e chiedono di essere reintegrati a lavoro a pieno ritmo, perché la cassaintegrazione e gli ammortizzatori sociali non bastano più a mantenere i figli e le spese che ogni famiglia deve affrontare giornalmente. Sono state queste, ancora una volta, le ragioni dell’ennesima manifestazione inscenata stamattina in Comune da parte dei lavoratori che chiedono di essere aggiornati sul futuro della Raffineria e di essere sostenuti dalla politica nelle manifestazioni a Caltanissetta, a Palermo e a Roma, di cui però ancora non si discute. “Vogliamo sapere con certezza a che punto siamo – hanno detto i lavoratori – siamo stanchi di promesse e di palliativi, noi vogliamo il lavoro. Abbiamo famiglie da mantenere e tasse e bollette da pagare, siamo stanchi di sentirci dire che si sta intervenendo per noi e dove sono questi interventi? A che punto siamo? Avremmo dovuto manifestare a Caltanissetta, a Palermo, chi ne ha più parlato? Noi vogliamo essere aggiornati su tutto, a casa dobbiamo saper dire perché non lavoriamo, quanto bisognerà ancora attendere. Siamo abbandonati a noi stessi”. I lavoratori hanno sollecitato ancora una volta l’amministrazione, nella persona dell’assessore Salinitro, l’unico della giunta che oggi ha parlato con le maestranze, per essere costantemente aggiornati sull’iter della “vicenda Raffineria”. Intanto, la prossima settimana a Roma si parlerà di bonifiche.

Articoli correlati