Eni Gela: cane a tre volti, incompatibili tra loro. Accordo a rilento. I sindacati: convocazione urgente Governo regionale

L’accordo sottoscritto con Eni il 6 novembre del 2014 al Mise, che avrebbe dovuto assicurare la riconversione del petrolchimico gelese, e la garanzia dei posti di lavoro ha tre volti, incopatibili tra di loro. Questo quanto messo in evidenza dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, congiuntamente alle categorie Filctem Cgil,  Femca Cisl e Uiltec Uil,  dopo l’ennesimo incontro che si è svolto ieri al Ministero per  lo sviluppo economico. I Tre volti di Eni a Gela, secondo i sindacati: Raffineria, Enimed, Sindyal. “Questi 3 volti della stessa azienda assumono condotte diverse rispetto agli accordi sindacali che vengono siglati e la prova madre è data dalla certezza che mentre i vertici della raffineria di Gela danno seguito alla lista di disponibilità ,  mentre i vertici Enimed e Syndial, anch’esse stazioni appaltanti, non tengono in considerazione gli accordi ed il risultato è evidente, cioè decine di lavoratori metalmeccanici ed edili potrebbero lavorare ed invece sono esodati da mesi”. hanno sottolineato i sindacalisti Ignazio Giudice, Salvatore Gallo e Maurizio Castania che affermano come finora si siano fatti solo piccoli passi avanti per il progetto green, ma  si registra calma piatta sugli altri progetti, ad iniziare dalle fasi di progettazione e  cantierizzazione della piattaforma Prezioso K. “Il più grande investimento contenuto nella riconversione – affermano- che non puó essere messo in dubbio il attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, dopo l’OK della Regione e del Ministero sulla concessione. Tale atteggiamento si trasformerebbe nell’ennesimo colpo ai lavoratori dell’indotto e del diretto”. Il sindacato,
ancora una volta, chiede ai Governi una risposta certa sui fondi destinati agli ammortizzatori sociali da agganciare all’avvio dei cantieri.  Cgil Cisl e Uil, congiuntamente alle categorie regionali e territoriali Filctem Cgil,  Femca Cisl e Uiltec Uil , chiedono al Governo Regionale una convocazione urgente per comprendere e definire la strategia istituzionale – rivendicativa da utilizzare nei confronti dell’Eni che non può e non deve usare alibi per rallentare investimenti già ad oggi in ritardo.