Eni: i sindacati chiedono di impiegare i lavoratori all’Estero, in attesa della riconversione

“Non basta utilizzare gli ammortizzatori sociali (che sono quasi tutti in scadenza e che abbiamo comunque chiesto di prorogare in virtù dell’area di Crisi Complessa), per superare l’emergenza occupazionale dell’indotto della Rage che rischia di diventare esplosiva, serve  piuttosto lavoro vero e produttivo, impiegare i lavoratori delle aziende dell’indotto della Raffineria di Gela che ne fanno richiesta, in tutte quelle realtà che Eni gestisce all’estero”. Questo quanto proposto dai segretari  Cgil, Cisl e Uil Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Maurizio Castania. I tre segretar chiedono  al prefetto di Caltanissetta, Maria Teresa Cucinotta di farsi promotrice di un incontro con Eni, alla presenza di Confindustria e Legacoop, per definire interventi immediati e operativi in tal senso, in modo da consentire ai tanti lavoratori in mobilità o cassa integrazione (ammortizzatori sociali per lo più in scadenza) di essere impiegati con un reddito adeguato nei tanti progetti che Eni svolge all’estero nella ricerca, estrazione e raffinazione di idrocarburi

Le organizzazioni sindacali chiederanno intanto ad Eni di far partecipare le aziende  dell’indotto che ne fanno richiesta nelle sedi che la società a partecipazione statale gestisce all’estero. “Si tratta di aziende specializzate con un know how adeguato nel campo edile, meccanico e ingegneristico con maestranze altamente specializzate – spiegano i tre segretari– che possono così impiegare i lavoratori attualmente in mobilità o in Cig inseriti nella lista di disponibilità”.

Sia per i lavoratori della Raffineria del “diretto”, che già operano all’estero con Eni, che per coloro i quali saranno chiamati dalle aziende dell’indotto, i Sindacati chiedono che si avvii  una contrattazione di secondo livello, con i rappresentanti delle associazioni di categoria, Confindustria e Legacoop, “per definire indennità adeguate e turnazioni che rispettino il diritto al giusto riposo dei lavoratori”.

“Non è più tollerabile che alcune aziende del territorio lavorino all’estero sfruttando i bisogni dei lavoratori in un momento di crisi, dando retribuzioni inadeguate e imponendo turnazioni massacranti”, affermano Giudice, Gallo e Castania, che aggiungono: “l’apertura ai mercati esteri è un’opportunità per l’imprenditoria locale. Servono interventi risolutivi e veloci, sebbene di transizione, per affrontare un’emergenza sociale esplosiva. L’Eni fino ad oggi sembra essere spettatrice passiva di una vicenda in cui, al contrario, l’azienda a partecipazione pubblica deve essere necessariamente e responsabilmente attore principale per individuare le opportune soluzioni”.

Il lavoro all’estero – concludono Cgil, Cisl e Uil –  è una prospettiva temporanea per tamponare le difficoltà che stanno attraversando migliaia di lavoratori con le rispettive famiglie, in attesa che si avviino i lavori della “piattaforma K” e la riconversione della Rage in green raffineria”.