Eni, i sindacati propongono il “protocollo della legalità” per proteggere i 32 milioni

Una riunione per verificare il protocollo di intesa dell’Eni siglato lo scorso 6 novembre al Ministero per lo Sviluppo Economico. Presenti le confederazione della CGIL, della CISL e della UIL, ma anche tutti i firmatari, Enimed, Rage, Confindustria, Legacoop e Comune di Gela che hanno accettato la proposta del sindacato di inviare una lettera condivisa e congiunta alla Presidenza della Regione per avere una copia della delibera con la quale si dichiara Gela area di crisi complessa, come stabilito già dal protocollo. L’Eni ha reso note alcune attività già in essere che impegnano l’indotto: il rifacimento di alcune linee dei centri oli ed Enimed e la dismissione dell’Isaf. CGIL, CISL e UIL, inoltre, hanno proposto a tutte le parti, informando anche il Prefetto Cucinotta, di siglare un protocollo di legalità sull’uso e sulla destinazione dei trentadue milioni di euro riferiti alle opere compensative. “La mafia e le lobby sono forti – si legge in un comunicato a firma di Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro – e trentadue milioni di euro interessano tanti e noi dobbiamo fare in modo che venga garantita la trasparenza e che tutte le opere abbiano un inizio e una fine. Già domani mattina – hanno concluso i sindacalisti – la richiesta sarà sul tavolo del Primo cittadino. Il protocollo verrà firmato in Prefettura”.

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