Eni: “Rispettati gli impegni del protocollo”, ma i sindacati smentiscono: “L’azienda e il Governo non dicono la verità”

Eni ha rispettato gli impegni previsti dal protocollo e predisposti cantieri per duecento milioni di euro.

Ad affermarlo è proprio il colosso del cane a sei zampe che in una nota ha dichiarato che le attività procedono in linea con quanto previsto. Secondo Eni, dalla firma dell’accordo sono stati avviati cinquantatré cantieri tra attività di produzione, manutenzione e risanamento ambientale con un investimento pari a duecento milioni di euro. “Le risorse complessive dell’indotto impiegate nel 2015 – ha spiegato l’azienda – sono state pari a mille e sessantadue unità rispetto alle novecento previste nel protocollo, mentre quelle dirette sono attualmente quattrocentonovantasei rispetto alle quattrocento previste per la raffineria di Gela. L’avvio della costruzione della Green Refinery in linea con il programma è previsto per il primo trimestre 2016, previe autorizzazioni che attendiamo entro febbraio di quest’anno a fronte di istanze presentate a luglio 2015, in anticipo di due mesi rispetto al programma”. Dichiarazioni che vengono smentite e attaccate dai sindacati che nel tempo hanno seguito attentamente la vicenda industriale a Gela. “Eni e il Governo continuano a non dire la verità – hanno detto Ignazio Giudice (CGIL), Emanuele Gallo (CISL) e Maurizio Castania (UIL) – l’Eni questanno ha sospeso molte attività di intervento nei pozzi finalizzate al miglioramento della produzione del greggio che avrebbero impiegato più di cento unità lavorative dell’indotto e dei servizi per più di sei mesi. Questa attività è inserita nel cronoprogramma denominato Ottimizzazione della produzione ed esplorazione allegato 2 del protocollo sotto la voce Workover. Hanno sospeso molte attività di ingegneria a Gela, Bronte, Ragusa, Gagliano dove lavorano le aziende dell’indotto storico di raffineria. Dove sono questi cinquantatré cantieri? Forse pensavano a quelli in Iraq? Altro elemento su cui discutere è che il Ministero dell’ambiente non utilizza lo stesso metodo autorizzativo per i vari siti presenti in Italia, determinando un gravissimo ritardo nel dare l’ok al VIA (Valutazione Impatto Ambientale).
Abbiamo le prove (dati pubblici) che per altre raffinerie green il Ministero ha emanato una deroga ai fini della riconversione dell’impianto come per esempio Marghera. Su Gela, invece, serve un nuovo e complesso iter autorizzativo che ha creato ritardi nel progetto di riconversione. Dove sono le garanzie del Governo in merito all’iter autorizzativo per il rispetto del protocollo? Gela e la sua storia industriale possono essere recuperati solo con l’avvio immediato dei cantieri e con un intelligente accordo di programma – hanno concluso i rappresentanti sindacali – prima è, meglio è per i gelesi e per il sud Italia”.

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