Errori nel calcolo della Tari? Si invita il comune di Gela a correggerli

Si avvicina per molti cittadini gelesi la data di scadenza della prima rata della Tari, la tassa sui rifiuti introdotta nell’anno 2014 con la legge n. 147 del 2013. Come  ogni anno, non appena arrivano le lettere di richiesta di pagamento del tributo da parte del Comune arrivano da parte dei nostri lettori le segnalazioni degli errori di calcolo della Tassa.  L’errore di calcolo segnalato riguarda il numero dei componenti familiari che per le seconde case ad alcuni cittadini è stato aumentato in modo discrezionale.

La Tari prevede il passaggio da una tariffa “monomia” della Tarsu a una tariffa “binomia”, composta da una quota fissa correlata alla superficie e al numero dei componenti del nucleo familiare, e da una quota variabile collegata solo al numero degli occupanti ed è qui che viene riscontrato l’errore di calcolo della Tari, in quanto il Comune applica ad ogni unità immobiliare sia la quota fissa sia quella variabile. 

Quest’ultima, essendo correlata solo al numero degli occupanti a seguito dell’incremento del numero dei componenti del nucleo familiare determina un “aumento” della Tari. Il comma 3 dell’articolo 18 del Regolamento Tari pubblicato dal Dipartimento delle finanze prevede espressamente che “Per le utenze domestiche condotte da soggetti non residenti nel Comune, per gli alloggi dei cittadini residenti all’estero (iscritti AIRE) e per gli alloggi a disposizione di enti diversi dalle persone fisiche occupati da soggetti non residenti, si assume come numero degli occupati quello indicato dall’utente sulla base di apposita certificazione o, in mancanza, quello di 2 unità”.

La norma di legge, però, riconosce ai comuni una propria autonomia regolamentare nel presupposto che la Tari debba interamente coprire i costi del servizio. I casi segnalati riguardano soggetti residenti in città, pertanto tale articolo non trova applicazione.

L’avviso di pagamento della Tari contiene il riepilogo dell’importo da pagare, le istruzioni per il versamento (scadenze e rate) nonché il dettaglio delle somme. È in questa parte, nella seconda pagina dell’avviso, che il Comune indica le unità immobiliari (con i dati catastali: foglio, particella, sub), la superficie tassata, il numero degli occupanti e la quota fissa e variabile distinta per ogni unità immobiliare. Il contribuente, dopo aver attentamente verificato la propria posizione già nell’avviso di pagamento, dovrebbe quindi chiedere al Comune il rimborso di quanto indebitamente pagato, la legge prevede il termine di cinque anni di tempo dal versamento per chiedere il rimborso.

Il Comune in caso di riscontro positivo della richiesta dovrebbe effettuare entro 180 giorni dalla presentazione dell’istanza il rimborso. Il contribuente sia nel caso di diniego espresso al rimborso che nel caso di silenzio-rifiuto – che si forma dopo 90 giorni dalla presentazione dell’istanza (articolo 21 Dlgs 546/92), ma è consigliabile attendere 180 giorni previsti dalla norma sui tributi locali (comma 164 legge 296/06), ha 60 giorni di tempo per proporre ricorso alla commissione tributaria provinciale territorialmente competente.

Considerato che ad oggi gli errori riscontrati sono di importo modesto e che lo Statuto dei diritti del contribuente ha qualificato la buona fede come principio generale al quale amministrazione e contribuente devono ispirarsi nell’attuazione del rapporto tributario mediante un costante rapporto di collaborazione, sarebbe opportuno che lo stesso Comune Di Gela in autotutela modificasse gli avvisi per correggere gli errori segnalati.

Salvatore Gnoffo