Ex RMI in assemblea: “Noi lavoratori legittimamente in nero”

No al precariato! È questo l’appello lanciato dai lavoratori ex RMI che da alcuni giorni hanno sospeso i loro servizi a causa della carenza di fondi dalla Regione. Gli operai dei cantieri di servizio rivendicano maggiore sicurezza occupazionale e il rispetto della loro condizione di lavoratori con le tutele e le garanzie che comporta. Stamattina, nel corso di un’assemblea generale indetta nella sede della CGIL, le maestranze hanno avuto modo di confrontarsi con le istituzioni locali e regionali, sebbene all’appello mancassero diversi assenti, primo fra tutti il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, invitato dagli operai. Si definiscono “lavoratori legittimamente in nero”, perché non godono dei diritti e sono vittimi della precarietà. Da qui la richiesta di riqualificare il settore e dare sicurezze alle maestranze, mettendo innanzitutto in atto una legge che prevede l’inserimento del 20% degli operai negli appalti pubblici. La norma inoltre prevede che i lavoratori in questione non debbano avere neanche un centesimo di reddito, il che ha scatenato nei mesi scorsi una vera e propria emergenza sociale. Si è giunti pertanto a stabilire un tetto massimo equiparato a una pensione, restituendo un po’ di dignità ai lavoratori. “Come si fa a mantenere una famiglia con seicento, settecento euro? – hanno lamentato i lavoratori – molti di noi sono caduti in depression e altri hanno divorziato con le mogli, siamo nella disperazione assoluta. Chiediamo alla Regione di rispettarci e non sfruttarci più perché è da quattordici anni che siamo usati e screditati. Siamo stanchi!”. Intanto, dal Sindaco Angelo Fasulo e da Deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, Giuseppe Arancio, giunge la massima disponibilità per garantire loro prospettive migliori. I lavoratori comunque fanno sapere che se nei prossimi giorni non saranno disponibili i fondi dalla Regione e non ci si attiverà ad attuare delle misure di tutela, scenderanno in piazza per protestare appoggiati dalla CGIL.