A festa do’ Santu Patri: il ricordo della tradizione religiosa gelese

Riceviamo e pubblichiamo il [prezioso  racconto del prof. Nuccio Mulè su una tradizione religiosa gelese che nel tempo si è andata perduta: A festa do’ Santu Patri (La festa del Santo Padre)

  ” Notevoli e profonde sono state le trasformazioni sociali ed economiche che sono avvenute a Gela a partire dagli anni Sessanta, dopo l’insediamento del Petrolchimico dell’ENI; nonostante ciò, però, nella popolazione rimangono ancora radicate antiche tradizioni, molte di carattere religioso, con usi e costumi di epoche lontane che sembrano ancora sfidare l’evoluzione dei tempi e che rappresentano un prezioso patrimonio culturale, retaggio di una civiltà millenaria. Purtroppo non tutte le tradizioni sono riuscite a resistere alla sfida dei tempi moderni; ad esempio, una delle più importanti di esse è andata perduta tant’è che oggi rimangono il ricordo, nella gente più anziana, e qualche testimonianza fotografica grazie al compianto Attilio Guglielmino, fotografo di professione. Ci riferiamo alla festa del “Santo Padre”, denominazione popolare di San Francesco di Paola, in particolare la processione della sua statua che aveva una caratteristica peculiare che la rendeva un unicum.”

   ” San Francesco di Paola, ‘u Santu Patri, santo fondatore dell’ordine dei Minimi nel XV secolo, fino agli Settanta era festeggiato a Gela con una manifestazione particolarmente legata alla sua proclamazione di “Celeste Patrono dei Marittimi d’Italia”, quindi patrono dei naviganti e dei pescatori, in memoria della leggenda riferita alla sua traversata dello Stretto di Messina utilizzando il proprio mantello a mo’ di barca. Tra i tanti volumi riferiti alla vita di San francesco di Paola esiste una famosa cinquecentina del 1582, stampata a Perugia, dal titolo “La Miracolosa Vita di San Francesco da Paola”, in cui si trovano descritti la vita, le opere e tutti i miracoli, numerosi, ad opera del santo.”

    “Nella festa della ricorrenza del santo paolano, seguita da una notevole moltitudine di fedeli, la statua lignea settecentesca era portata in processione a spalla per le vie della città, partendo da Molino a Vento e percorrendo il Corso, via Giacomo Navarra Bresmes e via Colombo fino al lungomare per immettersi subito dopo sul pontile sbarcatoio, dove procedeva alla cosiddetta “varchiata”; qui, infatti, la statua era trasferita non senza difficoltà su una motobarca che, seguita da altri natanti pieni di devoti, percorreva il tratto di mare prospiciente la città, arrivando persino al Porto rifugio e nelle vicinanze del pontile del petrolchimico dove le navi da carico salutavano la statua del santo a sirene spiegate. I fedeli, dalla spiaggia e dal pontile sbarcatoio, seguivano tutte le fasi di questa pittoresca processione che ricorreva il 2 di aprile, anche se diverse volte, quando tale data coincideva con la festività pasquale, la festa liturgica veniva celebrata nella domenica successiva.”

   ” Durante tutta la processione la statua del santo oltre al pastorale d’argento, era anche adornata con il Tonson d’Oro, la massima onorificenza cattolica europea conferita nel 1739 da Carlo di Borbone, re del Regno delle Due Sicilie, in relazione all’elezione di San Francesco di Paola e dell’Immacolata Concezione a Patroni principali dello stesso Regno; tale importante onorificenza era concessa dalla Famiglia Reale solo a quelle statue considerate miracolose.”

    “Nella processione del Santo Padre, ma di regola anche degli altri santi, oltre la banda musicale cittadina seguivano il corteo anche due persone che avevano il compito di portare i “trispa”, ovvero i cavalletti di legno, che durante le soste servivano a sostenere il pesante fercolo con la statua, per far riposare i devoti che lo portavano faticosamente a spalla, devoti che facevano parte della “Pia Unione dei Lavoratori” che collaborava Padre Francesco Federico, ciantro della chiesa di San Francesco di Paola, per l’organizzazione della stessa festa.”

   ” San Francesco di Paola, oltre alla regione Calabria e alla città omonima, è Patrono delle frazioni rivierasche ragusane di Scoglitti e Marzamemi, nonchè compatrono di diverse città della Sicilia come Messina, Trapani e Castelvetrano.”

    ”  La chiesa del Santo Padre e l’attiguo convento furono qui edificati nel 1738 dalla corporazione religiosa dell’Ordine dei Padri Minimi di San Francesco di Paola, trasferitasi tre anni prima dopo aver accudito fin dal 1626 la chiesa di Santa Maria della Grazia, un tempo ubicata in contrada Molino a Vento vicino la colonna dorica del tempio di Athena. I Padri Minimi lasciarono definitivamente la chiesa e l’annesso convento nel 1809. Dello stile originario del tardo barocco siciliano della chiesa rimangono solamente la facciata e l’ingresso, mentre l’interno ha tutte le caratteristiche dello stile ottocentesco.”

”   Da quando la chiesa di San Francesco di Paola, rimasta chiusa da ben 29 anni per restauri, è stata riaperta al culto col rettorato di Don Lino Di Dio è diventata sede dell’adorazione eucaristica perpetua, un “presidio religioso” aperto ai fedeli nell’arco intero delle 24 ore.”

   ” La chiesa, proprietà del F.E.C. (Fondo Edifici Culto, un fondo immobiliare degli edifici di culto amministrato dal Ministero dell’Interno), riaperta al culto l’8 dicembre del 2016 in occasione del VII centenario della morte del Santo paolano, oggi è sede del Centro Nazionale di Spiritualità della Misericordia.”

Nuccio Mulè