“Fimmina nura” storia e segreti con l’ultimo appuntamento della Primavera dell’arte 2017.

Apprezzata, condannata, coperta di luci,  ripulita, ha assistito e assiste a cambiamenti storici, al susseguirsi delle amministrazioni politiche, al lavorio  culturale della città.

Da più di sessant’anni, assiste dal suo pulpito, senza giudicare come uno spettatore non pagante, non dissente ma porta fiero uno  sguardo superbo.

In alcuni giorni l’avrei voluta veder mossa, colta da metamorfosi ovidiana, pronta a invadere tutti con il suo spirito pronta a proteggere la città da usurpatori aiutata da Giove, suo fratello.

È Cerere e la conferma è arrivata ieri sera tra gli applausi di una quinta edizione della Primavera dell’arte 2017 che ha stupito, coinvolto, incuriosito.

L’evento era molto atteso visto che fin dalla conferenza stampa se ne era parlato con riserbo: “Fimmina nura”. Storia e segreti di una grande opera di Silvestre Cuffaro, titolo tutto da scoprire.

Da tempo, infatti, diverse sono le leggende che circolano in città circa l’origine e l’identità di questa donna posta al centro di Piazza Umberto I.

Si è sostenuto fosse una donna qualsiasi in rappresentanza della maternità e della prosperità, non Cerere, che la ricordasse (soltanto) per la figura morbida e accogliente.

Anche sulla sua ubicazione sono circolate storie, differenti fra di loro, e gli anziani viventi hanno raccontato  che  avrebbe dovuto essere situata in un piccolo giardino di via E. Romagnoli ma ci si rese conto che la statua ne sarebbe stata schiacciata, compressa nella sua sfavillante beltà.

Si decise di allocare la statua  al centro di piazza Umberto I ,fra lo scandalo dei prelati e di parte della popolazione perbenista, viste le nudità della donna raffigurata. Tra rimbalzi e virate, la sua origine  fino a ieri sera, era ignota ai più, confusa tra le pieghe di una storia su cui si è raccontato e ricamato.

Giuseppe La Spina, dott. in Archeologia, ha deciso che andava fatta una ricerca per raccontare le origini di questa statua bronzea, tanto cara ai gelesi e su cui si sono tessute innumerevoli storie.

All’indagine storica realizzata da Giuseppe La Spina hanno contribuito esperti d’arte come Antonello Gargano ed il Prof. Paolo Ferruzzi.

In una relazione certificata proprio da Ferruzzi, si legge che nel 1954 allo scultore Silvestre Cuffaro di Bagheria viene formalizzato l’incarico per l’esecuzione del “Monumento raffigurante Cerere collocato nella Piazza Umberto I in Gela”.

Inoltre, nel documento, si dice che nello studio dello scultore è collocato il calco originale in gesso della statua e che la statua raffigura Demetra o Cerere che dir si voglia.

I tre, sono riusciti a ricostruirne l’antefatto ed i significati sottesi assegnati all’opera. Il pubblico del Museo Archeologico di Gela si è lasciato condurre attraverso la storia di questa statua, la stessa che per gran parte dei gelesi è diventata simbolo dell’intera città.

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